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Storace in Forza Italia. Eutanasia di un partito

di Marco Valle. berlusconi-storaceNulla di strano, nulla di veramente inatteso. Francesco Storace affonda ciò che resta de La Destra per approdare sulla devastata spiaggia forzaitaliota.  Una scelta brusca, forse non elegante ma in linea con la vicenda destrista, nata nel 2007 dallo scontro tra Berlusconi e Fini. In quei giorni turbolenti, la rottura, generosa quanto improvvisata, di Storace e Buontempo divenne — con la mediazione di Daniela Santanchè — sinergica al progetto berlusconiano di partitone unico e monarchico. Per convincere il riluttante Fini ad appoggiarlo, l’ex Cavaliere minacciò di appoggiare (e finanziare) i suoi concorrenti e imbarcarli nella sua nuova (vincente) coalizione.

Il momento magico di Francesco durò solo un attimo: dall’autunno del “predellino” alla caduta di Prodi e la conseguente capitolazione di Fini (sigillata dalla liquidazione di AN). Una volta incassata l’incorporazione finiana nel nascente PDL, il callido sultano di palazzo Grazioli scaricò senza problemi Teodoro, Francesco e un’incazzatissima Daniela. A Trieste nel febbraio 2008, al suo primo congresso, La Destra si ritrovò spiazzata, divisa. Senza ruolo. A nulla servirono i viaggi ad Arcore, le discussioni e gli strilli della Santanchè. A Silvio, ormai lanciato verso Palazzo Chigi, i destristi non servivano più.

Contro ogni previsione, La Destra accettò la sfida e s’impegnò in una pirotecnica campagna candidando la furibonda Daniela — ricordate la Frau Blucher di Paola Cortellesi?— come premier strappando quasi il tre per cento. Un successo, nonostante l’esclusione dal Parlamento, che però Storace non riuscì a valorizzare, a capitalizzare adeguatamente. Il resto della vicenda si ridusse ad susseguirsi di pessimi risultati elettorali, rotture, litigate, accuse reciproche, micro scissioni e derive iper identarie, appelli nostalgici, sterili. Poi la morte di Teodoro, l’uomo simbolo della militanza e dell’integrità.

Ormai solo, incapace o/e impossibilitato a giocare un ruolo di primo piano, Storace ha preferito evitare ogni strutturazione seria (a parte il Lazio e qualche frammento locale) sul territorio e mantenere il movimento in uno stato gassoso, indefinito. Una scelta miope per i militanti fedeli e incomprensibile per i potenziali elettori ma, alla luce dei fatti odierni, per Francesco pagante. Con poca fatica, Storace chiude un percorso ormai amaro ed economicamente insostenibile e riapre un discorso — mai in realtà veramente interrotto — con un Berlusconi indebolito e perdente.

Francesco sa bene che per l’ex Cavaliere oggi ogni percentuale, seppur minima, è preziosa per non esser scavalcato da Grillo, per mantenere il suo peso politico, per dimostrare d’esistere. Quindi si può ragionare e, magari, accordarsi su nuove basi. Poco importa, a questo punto, il futuro di un’area politica e culturale dispersa ma non ancora defunta. Troppi i rancori accumulati nel tempo, troppe le delusioni e le illusioni disperse e infrante, troppa la fatica inutilmente sprecata. Meglio riposare e, come l’Amleto di Shakespeare, dimenticare ogni cosa: To die, to sleep, maybe to dream.

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A Fiuggi nasce il movimento sociale della nazione

fiuggidi Marco Valle. Un tempo sognavamo un partito nazionale e popolare, sociale e futurista. Capace di sintesi. Popolo e Nazione. Modernità e tradizione. Comunità e Tecnica. Destra popolare e sinistra nazionale. Berto Ricci ed Enrico Mattei. Beppe Niccolai e Niccolò Macchiavelli. L’Olivetti (quella vera) e il Colosseo. Un magnifico passato e un futuro da tutto costruire. Nuovi linguaggi e nuove culture, l’indipendenza nazionale, il primato italiano.Sognavamo un partito differente ed intelligente. Un partito mai massimalista e nemmeno moderato. Un partito libero da inutili nostalgie ma fiero di radici profonde. Un partito rivoluzionario. Il Partito dell’Italia nuova.Le cose sono andate in modo diverso. Lo sappiamo. Conosciamo sin troppo bene i percorsi e i ricorsi, le mediazioni (inevitabili) e le cadute (evitabili). Sappiamo tutto. Abbiamo visto tutto. Sino al disgusto. Nessuno si permetta di fingersi innocente. L’infallibile ha fallito e oggi gioca con le sue bimbe. Lasciamolo in  pace a godersi la sua tardiva paternità. Dimentichiamolo. Amen.E scordiamo anche i moschettieri del “Capo” — quelli che strillavano “Fini, Fini il nuovo Mussolini” e oggi lo odiano con la stessa ottusità di quando lo acclamavano… —, il “Batman”, il telepredicatore xenofobo e puttaniere e i tanti furbacchioni che hanno lucrato, truffato, rubato sul sogno, ingenuo ma vero di qualche milione d’italiani seri, puliti. Onesti.Ricominciamo. Da dove? Da Fiuggi e dal congresso di Fratelli d’Italia. Senza illusioni, senza troppe speranze. Con realismo. Perché? Per tanti motivi.Per esempio, perché Giorgia Meloni, Ignazio La Russa e Guido Crosetto non hanno avuto paura di sfidare il grande sultano d’Arcore, rischiando posti e poltrone, per offrire all’area un’alternativa all’assorbimento e alla dispersione. Benissimo.Oppure perché Giorgia Meloni, Ignazio La Russa e Guido Crosetto sono riusciti a fissare, a differenza di Storace e dell’ex sindachessa di Lecce, un punto di coagulo nella liquidità della destra dispersa e tengono punto in Parlamento e sul territorio. Bene.

O, ancora, perché Giorgia Meloni, Ignazio La Russa e Guido Crosetto sono riusciti a salvare il simbolo di A.N — con gran rabbia del povero Gasparri e del callido Matteoli — per rilanciarlo (ammesso e non concesso che valga ancora qualcosa) alle prossime elezioni. Benino.  Ma non basta. Non può bastare.Non illudiamoci. L’ipotesi di FdI può e deve avere un senso solo se riuscirà a superare schemi obsoleti, linguaggi ripetitivi e visioni autoconsolatorie.Siamo chiari. A parte qualche segmento marginale e ininfluente, nessuno in Italia sente la mancanza di una destra neo o postfascista, retorica e autoreferenziale. Il Fascismo, Mussolini, Almirante e tutte le altre icone dell’ambiente appartengono, giustamente, al passato. Alla storia.Agli italiani del terzo millennio — 70 anni dopo piazzale Loreto, 42 anni dopo il ’68, 25 anni dopo il crollo del muro di Berlino — non interessano parole vecchie, canti antichi, riti desueti. Dei lamenti delle prefiche disoccupate delle varie fiamme e fiammette tricolori sui destini della Destra e/o sui loro problemi privati non frega nulla a nessuno. Con buona pace di Storace, Fiore, Poli Bortone, Menia e compagnia cantante, l’Italia ha problemi più urgenti.Le domande, gli interrogativi sono altri e stringenti. Terribili. Il “Patrio Stivale” attraversa una crisi devastante che sta spezzando l’impianto manifatturiero e commerciale del Paese, quello che De Rita chiama lo “scheletro contadino”: la terra, il territorio, l’Italia delle fondamenta. Lontano dagli opachi “salotti buoni” della finanza vi è il popolo dei distretti, il “capitalismo molecolare” — 4, 388 milioni d’imprese con meno di 20 addetti (il 94% del tessuto  produttivo nazionale), una rete di piccoli “capitani coraggiosi” che crea 24 milioni di posti di lavoro.È questa l’Italia che resiste e che si oppone alla casta, alla burocrazia, all’Europa tecnocratica: un’Italia vitale, silenziosa, capace di saperi antichi e (per il momento) mite. Ma quest’Italia, delusa da Berlusconi e (in parte) da Monti, oggi si ritrova senza interlocutori, senza speranza. La rabbia disordinata dei “forconi” e il suicidio, nello svanire del loro progetto di vita, di tanti imprenditori devono far pensare.Insomma, se FdI vuole diventare una forza di cambiamento reale non può perdersi in bolle identitarie, rassicuranti ma sterili, ma deve trovare modi, tempi e idee per dare a questo mondo — un meraviglioso giacimento di buone energie e un blocco sociale centrale — progetti e speranze: soluzioni serie e prospettive forti per contrapporsi alle vacuità di Renzi e alle sirene del ribellismo, per costruire alleanze sociali.Un compito arduo, difficile. Impegnativo. Da qui la necessità di una svolta radicale. A Fiuggi la scelta è semplice. Costruire un partito capace pensieri lunghi, formare un luogo dove organizzare intelligenze — senza temere, come il vecchio MSI, gli intelligenti —, creare sintesi innovative e costruire futuro oppure accontentarsi di pensieri corti: un cartello elettorale che urla per i marò, strilla contro le “pensioni d’oro” per (forse) collocare in parlamento qualche fortunato.Non basta non aver paura. Ci vuole anche coraggio1959339_10152306690594548_1034342716_n

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Attenti a quei due: la strana coppia Meloni – Tosi.

Le posizioni espresse con chiarezza nei giorni scorsi da Giampaolo Pansa mi trovano perfettamente d’accordo: pensare che l’ultima sentenza della Cassazione su Berlusconi possa permettere al centro destra di rimanere tale e quale  rimane una pia illusione ,forse dei soli fedelissimi che devono al Cavaliere tutte le loro fortune politiche. Pansa dice una verità che va ribadita senza reticenze o ipocrisie: “Berlusconi non ha più futuro. E come capo politico è finito. E’ finita l’era del Cavaliere e nulla potrà ritornare come prima.” Probabilmente si parlerà di Berlusconi ancora per mesi. Forse il Cavaliere riuscirà a far cadere il governo Letta, magari per ottenere le elezioni anticipate. Può darsi che i suoi devoti continueranno a invocarlo come l’unico leader possibile del centrodestra. Di certo resterà per molti un personaggio che ha segnato un ventennio di storia italiana da criticare o solamente da rispettare .Una cosa è certa: il centrodestra dovrà riformarsi  per poter competere con la sinistra, costruendo una nuova classe dirigente capace  di farsi interprete di un progetto per innovare la politica italiana.

Il fatto che Flavio Tosi e Giorgia Meloni abbiano rotto il ghiaccio nella palude alternativa alla sinistra ha guastato i sonni estivi di più di qualcuno è da ritenersi un avvenimento sicuramente positivo. In un quadro bipolare, un centrodestra serio ed innovatore deve guardare al futuro e a nuove classi dirigenti .

La candidatura di Flavio Tosi alla guida del centrodestra ,magari in abbinata con quella di Giorgia Meloni ,ha forato nell’immaginario collettivo e se a questi nomi ne aggiungiamo qualche altro la prospettiva per un progetto politico si può intravedere. Due giovani leader che hanno molte cose in comune. Tutti e due provengono da un’esperienza militante in un partito vero e popolare; entrambi hanno al loro attivo esperienze amministrative importanti e qualificate; entrambi nascono dalla militanza e dalla pratica in partiti organizzati; entrambi appartengono ad una generazione che ha visto il declino di queste forze organizzate e il mutamento della politica che non ha saputo rigenerarsi attraverso nuove e qualificate classi dirigenti . Assieme mettono in discussione e hanno messo in discussione la loro posizione per creare qualcosa di nuovo e rappresentare i molti delusi dalle politiche del centrodestra in questi ultimi anni. Credo che queste particolarità assieme alla chiarezza ed al coraggio possano rappresentare quel qualcosa di nuovo di cui c’è tanto bisogno nella politica italiana . Vi sono dei punti in comune ma fortunatamente anche delle differenze. Mentre Giorgia Meloni ha fatto la sua esperienza negli ambienti romani in un contesto difficile in cui la politica risente notevolmente dei condizionamenti delle lobby di Palazzo , Flavio Tosi è nato dalla gavetta in un movimento in cui parlare di ricambio generazionale fino a qualche anno fa sembrava utopia. In realtà ,Flavio nel Veneto rappresenta qualcosa di più rispetto alla Lega anche nella sua Verona .E’ forse tra i dirigenti che si sono resi conto per primi che il movimento fondato da Bossi nel Nord Est non ha prospettiva se non si aggiorna e se non si rinnova nei quadri e nella modalità di approccio alla pubblica opinione .Ecco perchè credo che questa “strana coppia”possa avviare in futuro un’aggregazione dove almeno si possa discutere , confrontarsi e misurarsi per definire un progetto politico condiviso e verificabile dalla pubblica opinione. Quello che non si trova più in quel che rimane del PDL e non ci sarà mai nella nostalgica riesumazione di Forza Italia .Quello che manca al centro destra e ai troppi dirigenti rimasti fedeli a Silvio Berlusconi più per sfruttare la sua popolarità o la sua capacità di grande comunicatore che per individuarne un leader per l’Italia del futuro. Giorgia Meloni e Flavio Tosi mettendoci la faccia e provocando il dibattito con determinazione ,almeno ci provano e ci possono riuscire. di Raffaele Zanon

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Fratelli d’Italia nel ricordo della tragedia di Marcinelle

Padova 8 ago.– In occasione del 57°anniversario della Tragedia di Marcinelle” il coordinatore di Fratelli d’Italia, Raffaele Zanon, ha ricordato il triste evento in un incontro con la Presidente dell’Associazione Padovani nel Mondo Dr. Cav. Anil Celio nei locali della Camera di Commercio di Padova.

“Dobbiamo anzitutto rendere omaggio alla memoria dei nostri ‘Martiri del lavoro di Marcinelle’ che, proprio l’8 agosto di cinquantasette anni fa, persero la vita nella miniera di Bois du Cazier – ha detto l’esponente di FdI – Il loro sacrificio è stato, è e sarà sempre, d’esempio a tutte le generazioni venete e italiane. E’ per questo che ritengo doveroso invitare tutti gli amministratori del Veneto ad intitolare una piazza o un via ai‘Martiri del lavoro di Marcinelle’”.

“Momenti come questo – ha aggiunto Zanon –rappresentano delle preziose occasioni d’incontro con il mondo dell’associazionismo veneto. I Padovani nel Mondo, in particolar modo, dimostrano in questi momenti di saper mettere a frutto la loro preziosa e costante azione organizzativa che, da sempre, fa da modello ed esempio a tante associazioni del territorio.

I nostri corregionali, che negli anni passati hanno determinato il fenomeno migratorio italiano, caratterizzandolo, sono una parte integrante della nostra cultura, della nostra storia, della nostra identità veneta, senza le quali oggi non si potrebbe parlare di  modello veneto, in Italia come nel mondo. “Perché il ricordo dei nostri corregionali non sia solo un momento celebrativo, –conclude Zanon – perché ciò non si riduca ad una sola giornata commemorativa, ritengo sia necessario porre in essere delle iniziative che rimanessero visibili anche dopo la giornata dell’8 agosto. Ritengo inoltre si debbano attuare anche delle iniziative che coinvolgano le generazioni più giovani, così da contribuire al rafforzamento del sentimento di vicinanza che ci deve legare a tutti coloro che hanno vissuto, direttamente e indirettamente, questa immane catastrofe in cui persero la vita numerosi veneti emigranti”.

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Al via la petizione contro la legge svuotacarceri

558926_452030341543396_1982457122_n“La legge cosiddetta svuotacarceri è, di fatto, un indulto inaccettabile perché farà uscire migliaia di delinquenti recidivi e farà pagare così ai cittadini liberi il sovraffollamento carcerario-questo è il commento di Raffaele Zanon dirigente di Fratelli d’Italia che aggiunge –proporremo, come ha affermato Giorgia Meloni, un referendum abrogativo per cancellare lo svuotacarceri non appena sarà entrato in vigore. Si tratta di una legge incredibile perché mette in libertà i colpevoli di reati anche gravi mentre lascia dentro i detenuti in attesa di giudizio e quindi non ancora condannati. Tra l’altro il governo si accinge ad adottare un ulteriore provvedimento per far uscire altri 6000 detenuti-commenta il dirigente di FDI- quello contenuto nello svuotacarceri è un messaggio politico che non possiamo accettare e non capiamo come i parlamentari veneti del centrodestra lo abbiano votato senza fiatare. La norma è stata concepita nel peggior modo possibile perché lascia ogni decisione al solo magistrato. Qualcuno si assumerà  la responsabilità  di riempire le città di delinquenti-aggiunge Zanon-senza neppure preoccuparsi di aumentare il numero e le dotazioni delle forze dell’ordine . Per parte nostra –conclude Zanon-Fratelli d’Italia ha già annunciato un ricorso alla Consulta per veder invalidato un provvedimento dichiarato approvato pur in assenza della citata maggioranza costituzionalmente prevista. Soprattutto, se si vuol fare un’analisi più seria della popolazione carceraria, ne vanno letti gli elementi costitutivi: 1) il 75% dei detenuti é in attesa di giudizio, segno di un abuso dello strumento della carcerazione preventiva. Troppi sono quelli che poi vengono riconosciuti non colpevoli e vengono rimessi in libertà senza neanche chiedere scusa, lasciando loro a vita il marchio infamante ed il segno di un’esperienza indelebile; 2) oltre il 30% é costituito da stranieri, prevalentemente extracomunitari; per i quali sarebbe assai più sensato redigere accordi bilaterali con i paesi d’origine per garantire che ognuno sconti la pena a casa sua. Con la legge delega approvata alla Camera, si sceglie  invece di trovare una via d’uscita per chi sta scontando una pena, ovvero per quelli che sono stati riconosciuti colpevoli dopo 3 gradi di giudizio, tenendo al gabbio quanti ancora attendono le risultanze di un processo. In ogni caso avviamo da lunedì in Veneto una petizione popolare e se fosse necessaria  anche una raccolta di firme per il referendum abrogativo di una legge che straccia la giustizia, rimette in condizione di delinquere persone che dovrebbero restare in galera, e mortifica le legittime attese delle vittime”

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Campus Veneto 2013 per i Fratelli

In una conferenza stampa svoltasi stamane al Caffè Cavour, Raffaele Zanon, esponente di Fratelli d’Italia, ha presentato ai giornalisti il primo Campus Veneto organizzato dal movimento politico fondato da Giorgia Meloni, Guido Crosetto e Ignazio La Russa, dedicato alla formazione dei futuri quadri del partito.

La manifestazione si svolgerà secondo il programma allegato e vedrà la presenza tra gli altri, degli On.Paola Frassineti, On. Massimo Corsaroe deputato al Parlamento europeo On. Carlo Fidanza.

Raffaele Zanon ha presentato i componenti della costituente provinciale ai quali sono stati già affidati i compiti di coordinamento tra i quali :Paoli De Fraceschi.Orfeo Dargenio,Gabriele Zanon,Alexander Lowiscec,Silvia Bertin,Beatrice Berton.

“Fratelli d’Italia- ha aggiunto Zanon- è l’unica realtà veramente nuova nello scenario politico del centro destra che nell’ultima tornata amministrativa ha registrato percentuali di crescita incoraggianti con un radicamento di numerosi eletti anche nel territorio padovano. Questo appuntamento- secondo l’esponente politico- servirà ad aprire un dibattito in vista dell’appuntamento elettorale per il Comune di Padova affinchè il centrodestra individui i i futuri candidati alla guida della città attraverso la consultazione delle primarie e il contatto diretto con il corpo elettorale. E’ intervenuta anche Marina Buffoni, esponente della costituente regionale che ha annunciato due iniziative che porteranno il partito nelle maggiori piazze del Veneto: una petizione per chiedere le dimissioni del Ministro Kyenge contro lo Ius Soli e una contro il decreto legge approvato in Parlamento che prevede la scarcerazione  di oltre 6.000 detenuti per reati contro il patrimonio e la persona. E’ poi intervenuto Gabriele Zanon per sottolineare l’importanza di Fratelli d’Italia nella ricostruzione del centrodestra che con il PdL al governo con la sinistra si è dissolto perdendo milioni di voti. Il nuovo cantiere del centro destra deve essere alternativo alla sinistra e non complice.

Paolo De Franceschi ha sostenuto che l’appuntamento del Campus Veneto promosso dal Circolo Terme Euganee permetterà a FdI, attraverso la preparazione, di non esporsi alle figuracce dei parlamentari grillini che hanno fatto capire quanto inadeguata sia classe dirigente del movimento a 5 stelle. Orfeo Dargenio ha sostenuto che FdI sarà il primo mattone di una casa che, insieme ad altri che vengono da esperienze diverse, possa ospitare chi si riconosce nei valori alternativi alla sinistra.

 

Sabato 13 Luglio – Villa Egizia (Terme Euganee-Padova) svolgeremo la:                         

Giornata formativa  per un movimento alla guida del cambiamentoCostituente Prov.le FDI

PROGRAMMA

ore  9.00 Accreditamento partecipanti  -Saluto di benvenuto dei  fratelli Paolo De Franceschi

– ore 9,30 Il cambiamento nella Politica e nei movimenti organizzati:  Gabriele Zanon

– ore 10,30 Una nuova presenza  negli enti locali: Ciro Maschio, Raffaele Speranzon

– ore 11,30Comunicazione per la Creazione del Consenso . Marina Buffoni , Paolo Volpe ,

– ore 12,30 Tavola Rotonda : La Destra vera che vogliamo costruire  Paola Frassinetti  – Carlo Fidanza – Massimo Corsaro- modera Raffaele Zanon

– ore 14.00 Colazione  comunitaria

– ore15,30 Lavori di gruppo

1) Modelli organizzativi territoriali: Paola Frassinetti

2) Innovare per  amministrare il bene comune :Raffaele Zanon

3) Un progetto per il Veneto: Ciro Maschio , Marina Buffoni, Raffaele Speranzon

– ore 18,00 Conclusioni Carlo Fidanza – Visita alla Cantina con aperitivo finale

Per info e prenotazioni – Alexander 3896403911 – 3487397011 

mail [email protected]com

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