Un fantasma si aggira a Destra…

di Mario Bozzi Sentieri .La notizia non è proprio una novità: Silvio Berlusconi vuole rilanciare il vecchio “marchio” Forza Italia. Nelle ultime settimane e’ tornato a farlo con insistenza. Alla manifestazione di piazza del Popolo è arrivato persino a fare una sorta di “sondaggio” sul ritorno del logo azzurro incassando il “si” corale della platea. La tentazione di cambiare il nome del Pdl è tal punto forte che anche, alla fine del  lungo messaggio agli iscritti di “Forzasilvio.it” per la manifestazione di Bari di sabato prossimo, il Cavaliere è arrivato a salutare il “popolo azzurro” giocando proprio sulla sigla di Fi: ”Grazie per l’attenzione e per il sostegno. Forza, Italia”.

Comprensibili le perplessità di Mario Landolfi, già dirigente di An e Ministro delle Comunicazioni, tra il 2005 ed il 2006, che, sul “Secolo d’Italia”, scrive: “Ma se Berlusconi rifà Forza Italia, noi che facciamo? Ovviamente, noi che veniamo da Alleanza Nazionale, partito che di questa testata è stato editore fino al giorno in cui è nato il Pdl, la formazione nella quale tuttora militiamo anche se – diciamocelo in tutta intimità – in una condizione di sempre più evidente e crescente marginalizzazione. Penso sia giusto partire proprio da questo dato di consapevolezza senza più cedere alla tentazione di allontanarla come un insetto molesto o di nascondere la testa sotto la sabbia”. La questione ha una sua rilevanza. E Landolfi la fotografa in tutta la sua disarmante drammaticità: la destra nel PdL è stata fortemente ridimensionata, il rischio è che ad imporsi  sia l’”effetto setta”, la prospettiva è che a vincere sia il partito “esclusivamente personale”, basato sul rapporto carismatico del capo con il suo popolo.

Bisogna dare atto a Landofi  di avere fatto una nobile autocritica: “Abbiamo sbagliato noi, che ne siamo stati a lungo dirigenti, a non attrezzarci ad “essere destra” al tempo della globalizzazione così, di fatto, abdicando rispetto a temi come sovranità e crisi dello Stato nazionale, primato della politica e ruolo dei poteri irresponsabili, identità nazionale ed integrazione europea, su cui si stanno lanciando con successo movimenti assolutamente privi di radici culturali”. A questo punto però il “che fare ?” è d’obbligo. E non tanto o non solo per chi nel PdL è rimasto, difendendo , con la logica dei panda,  un’estrema “area protetta”, ma anche per l’insieme della più vasta area di destra, oggi non rappresentata, divisa, dispersa nei mille rivolti della diaspora politica, la quale di fronte al riemergere di Forza Italia avrebbe di fronte due strade: farsi assimilare completamente ovvero ritrovare un proprio autonomo ruolo.

Come muoversi ? Intanto  iniziando a superare, dentro e fuori il PdL,  piccole invidie e personalismi, per costruire luoghi di confronto e di condivisione politica. Partendo da che cosa ? Ancor prima che dalle leadership e dagli “organigrammi”, partendo dai comuni principi di riferimento, dalle idee, dai programmi, dalle affinità culturali e perfino esistenziali che hanno segnato senza soluzione di continuità una Storia. Non bisogna scervellarsi troppo… basta recuperare i “lineamenti” di un’identità che, per quanto sbiadita, voglia rivendicare l’integralità dell’Uomo e della Cultura, creda nella “civitas” e perciò nello Stato, si impegni a costruire strumenti partecipativi a tutti i livelli, sappia coniugare socialità e Nazione, sia radicalmente onesta,  ritrovi l’ottimismo della volontà, sappia credere  nell’Italia e nella sua “impossibile” rinascita.

Impresa difficile ? Senz’altro, impresa difficile, per le tante, troppe frustrazioni, delusioni, sconfitte accumulate. Ma non impossibile, se si ha capacità di guardare alla crisi contemporanea,  immaginando le possibili vie d’uscita, i rimedi efficaci, le concrete soluzioni, che certo non possono essere trovate nei retrobottega del liberismo o nelle nostalgie falce e martello, “due facce – come si diceva una volta – di una stessa medaglia”. Da lì certa destra può ripartire, confrontandosi, su un piano di dignità, con gli “alleati” di sempre. Senza nulla rinnegare e senza “nostalgie”, ritrovando l’orgoglio di un “fare politica” partecipato, profondo, motivante. Rispettosa delle altrui differenze ma orgogliosa della propria identità.

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