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Cucine popolari di Padova:regno dello spaccio incontrollato

Cucine popolari di Padova:regno dello spaccio incontrollato

725434_0141129_cucine_popolari“Leggo stupito i cahiers de doléances dell’ex assessore Alessandra Brunetti che si duole per la presenza dei vigili di fronte alle cucine popolari. Solo chi non vive la vita della nostra città non conosce il degrado in cui vivono  da anni i cittadini di via Nicolò Tommaso: regno incontrastato di spacciatori e di sfruttatori. Da sempre le cucine popolari, grazie a Suor Lia, svolgono un servizio sociale che per forza di cose attira nullafacenti e sbandati di ogni genere. Il fatto che l’ex assessore Brunetti si preoccupi dei doverosi controlli attuati dalla Polizia Locale per arginare lo spaccio e la microcriminalità e per distinguere i bisognosi dai malfattori, mi lascia esterrefatto, anche perché chi si strappa le vesti è un ex assessore che ha utilizzato il Sindaco Bitonci per avere una posizione sociale. Non solo, ma che durante la sua attività amministrativa non ha brillato per aver risolto i problemi sociali di Padova che non risiedono solo in via Tommaseo. Come esponente di Fratelli d’Italia attendo ancora che l’assessore Brunetti conferisca con le numerose associazioni che non sono mai state ricevute quando ricopriva il referato delle politiche sociali a Padova. Fortunatamente l’assessore che l’ha sostituita ha riempito questa grave lacuna incontrando quelle associazioni che si occupano di sociale, senza affannosamente ricercare le luci della ribalta e sponsor politicizzati. Essendo stato al governo della Regione Veneto, come assessore alle politiche sociali e all’immigrazione, consiglio alla Brunetti di non diventare strumento inconsapevole di chi la utilizza politicamente per attaccare la giunta su qualsiasi argomento. La verità è che chi ha capacità di innovare nel sociale deve anche capire che il servizio benemerito delle cucine popolari dovrebbe essere innovato per potere garantire ai veri poveri, compresi quelli nostrani, di poter accedere ai servizi senza subire ricatti e prevaricazioni che purtroppo sono all’ordine del giorno. Le istituzioni laiche e religiose non dovrebbero temere controlli che isolano solamente i poco di buono garantendo ai più deboli l’accesso ad un servizio che andrebbe innovato e migliorato, frazionando le utenze per evitare pericolose discriminazioni.”

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