Era già tutto previsto.di Paolo Danieli

La botta era nell’aria. Si tratta di elezioni comunali, campione limitato, d’accordo. Ma minimizzare è sbagliato. E dannoso, soprattutto per il centrodestra. La causa, si diceva qualche Lettera politica fa, è la crisi economica di cui non si vede la fine. Anche le esternazioni di Berlusconi, i processi, la polemica con la magistratura, il bunga-bunga, Fini, lo stillicidio di critiche della stampa internazionale, l’inimicizia dei poteri forti, la vicenda Gheddafi hanno pesato. Ma il vero motivo della botta è la crisi. Se la gente avesse potuto guardare al futuro con un po’ di serenità tutto sarebbe filato liscio. E invece oggi è incazzata. E così, giusto o sbagliato che sia, ha dato un segnale. Anzi, il segnale.Il governo, quando ci è arrivata tra capo e collo la tegola di Wall Street, aveva appena cominciato a camminare. Berlusconi e Tremonti non si sono fatti prendere dal panico ed hanno gestito bene l’emergenza. Tanto che l’Italia se l’è cavata ed è riuscita a rimanere a galla. Questo è stato riconosciuto anche da quella stampa estera che non esita ad attaccare Berlusconi. Però, superata brillantemente la prova del pronto soccorso, l’Italia si è fermata. Ed è ancora ferma. Per capirlo non occorre essere economisti. Basta essere madri o padri di famiglia, pensionati, lavoratori, poco importa se dipendenti o autonomi. Per non parlare dei giovani costretti a vivere a casa coi genitori, magari senza trovare un lavoro dopo essersi guadagnati una laurea.La ripresa non si vede. Se prima si diceva che la crisi era mondiale e che i nostri governanti ben poco potevano di fronte all’enormità del disastro, oggi le cose sono cambiate. Altri paesi europei crescono, noi no.  Ciò è dovuto ad un fatto strutturale e qui non mi dilungo sennò si dovrebbe aprire una digressione chilometrica per specificarne le voci. E se il paese è fatto così, se c’è un alto tasso di disonestà, se c’è la mafia, se c’è il sud, se ci sono troppi dipendenti pubblici, auto blu, parenti, amici e amici degli amici è chiaro che il governo non c’entra. Però Berlusconi un segnale lo poteva dare. Lo poteva dare abolendo le province, come aveva promesso nel programma elettorale. O poteva abolire la vergogna del finanziamento pubblico dei partiti, solo per fare un altro esempio. Ma non lo ha fatto.  E così il segnale glielo ha dato il popolo. Anche quello della libertà. Paolo Danieli

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