I °CONGRESSO PROVINCIALE DEL POPOLO DELLA LIBERTA’ DI PADOVA
PADOVA 11 FEBBRAIO 2012-MOZIONE CONGRESSUALE
“PADOVA PROTAGONISTA NEL RINNOVAMENTO”
CANDIDATI COORDINATORI.MAURO FECCHIO GIULIANO MARTINI
LA POLITICA CHE VOGLIAMO
Nasciamo ed operiamo nel segno dei valori supremi della Famiglia, della Patria, della Libertà e di quelle radici Cristiane sulle quali germoglia la matrice etica e culturale della nostra società.
Abbiamo, tra i nostri principi fondanti, l’Azione, la Partecipazione e la Meritocrazia, attraverso i quali intendiamo promuovere un modello di società finalmente libera da caste ed oligarchie. Una società all’interno della quale ogni donna ed ogni uomo abbiano le medesime possibilità, ed in cui possano essere valutati esclusivamente in base al loro reale valore, senza alcun pregiudizio o discriminazione, sia essa di tipo personale, politico, religioso o razziale.
In funzione del modello di società in cui crediamo, riteniamo necessaria una politica nuova, attraverso la quale costruire una Patria fiera e consapevole della propria storia ma, allo stesso tempo, costantemente proiettata nel futuro ed in grado, quindi, di anticipare e vincere le sfide di domani:
Credibile e Passionale: non possiamo permetterci una politica che, agli occhi dei cittadini, risulti autoreferenziale e totalmente distaccata dalla società e dai valori che dice di rappresentare. Metterci il cuore, essere coerenti nelle scelte ed appassionati nell’impegno: ecco il valore aggiunto di un vero politico rispetto ad un semplice amministratore “prestato alla politica”.
Meritocratica: valorizzare i migliori, aiutarli ad emergere in tutti i settori della società e favorire un vero ricambio generazionale: essere “figli di”, “nipoti di”, “amici di” non sia né una discriminante né, tanto meno, una comoda scorciatoia. Tutti devono avere le stesse possibilità.
Competente ed Efficace: per risolvere i problemi anziché crearne di nuovi, affrontare le crisi e guidare la società è fondamentale essere consapevoli ed adeguatamente formati, il tempo dell’improvvisazione deve finire.
Coerente e Coraggiosa: tanto nel sostenere con forza le decisioni prese, quanto nel valorizzare le donne e gli uomini che la fanno per passione: basta con la pessima abitudine (che è anche un cattivo esempio) di premiare – con prebende e posti di potere – nani, ballerine ed esponenti politici che fanno del trasformismo la loro principale attività politica.
Impopolare, se necessario: la politica deve decidere ciò che è giusto ed opportuno, anche a costo di scontentare blocchi di potere consolidati e perseguendo, quindi, il bene comune e non la rielezione.
Avanti: solo una politica rapida nelle decisioni e realmente figlia del nostro tempo può governare nel mondo d’oggi, che avanza alla velocità della luce. Non ci si può più accontentare di amministrare il presente: la politica deve porsi con audacia e, se vogliamo, con un pizzico di spregiudicatezza alla guida della società e della Nazione, immaginando il futuro ed avendo la forza, giorno dopo giorno, di realizzarlo.
Onesta e Sincera: è imperativo – per chi si occupa del bene comune – essere onesto e perbene, inaccettabili le frequentazioni chiacchierate: atteggiamenti protervi e comportamenti discutibili contribuiscono all’attuale immagine negativa della politica e dei politici. Deve finire il tempo delle promesse impossibili da mantenere. Una politica nuova deve assolutamente essere consapevole di ciò che si può e di ciò che non si può fare e, soprattutto, deve avere il coraggio di essere sincera con la gente. Fino in fondo.
Semplice e Trasparente: è ora di farla finita con la politica sguaiata ed urlata, le solite frasi fatte e gli scontri strumentali, altro non sono che palliativi belli e buoni attraverso i quali la “casta” tenta di distogliere l’attenzione dai problemi reali, per il semplice fatto che da decenni dimostra di non essere in grado di risolverli. Soltanto una politica chiara e semplice (Mondonico direbbe “pane e salame”) – sia negli atteggiamenti che nel linguaggio – potrà riuscire nell’impresa di riconquistare i cittadini.
Partecipata e Territoriale: la politica deve saper coinvolgere nelle scelte coloro che generalmente ne sono esclusi, i cittadini, attraverso l’affermazione di un concetto di pertinenza costante, che abbracci tanto le periferie più recondite e sperdute della Penisola, quanto le piazze virtuali dei blog e dei social network.
Giudicabile: non deve assolutamente passare l’idea che i “signori” del palazzo siano cittadini che se sbagliano sia per comportamenti personali, sia nella scelte che hanno preso, non paghino mai; tutte le caratteristiche precedenti sono fondamentali per rendere possibile e consapevole il giudizio dei cittadini.
IL PARTITO CHE VOGLIAMO
Il partito che vogliamo ha due presupposti fondamentali, che potrebbero apparire banali e che, ahinoi,da troppo tempo sono stati dimenticati in soffitta: ETICA ed ORGANIZZAZIONE. Due caratteristiche da qualcuno frettolosamente derubricate a concetti astratti o retorici ma che noi, al contrario, abbiamo cercato di riempire di contenuti, mettendo nero su bianco cosa riteniamo essere fondamentale non soltanto per il PDL di oggi ma anche e soprattutto in prospettiva futura.
Per l’immediato auspichiamo che il partito recepisca l’ordine del giorno “Meloni/Scopelliti” sull’istituzione di un codice etico interno che debba valere senza deroghe per chi vuole appartenere – ed ancor più rappresentare – la nostra comunità all’interno delle istituzioni.
Casa di vetro: volendo usare una metafora, il partito deve essere come una casa di vetro: trasparente e limpido, i suoi esponenti – dal presidente nazionale all’ultimo degli iscritti – devono vivere la politica alla luce del sole, non possiamo più permetterci consorterie e rapporti poco chiari.
Cursus Honorum: concetto che sembra oggi desueto, ma che è fondamentale per far si che chi arriva a ricoprire incarichi istituzionali, ed a rappresentare il PDL, lo possa fare preparato e nel migliore dei modi: solo dalla “gavetta” s’impara a fare politica, spesso troviamo in posti chiave persone che occupano quelle posizioni non per Merito ma per cooptazione e nepotismo, uno dei mali storici dell’Italia.
Primato della Politica: viviamo da tempo in una situazione nella quale chi ha deciso di fare politica perché crede in valori ed ideali, e fa esperienza (per l’appunto un Cursus Honorum) viene guardato con sospetto a vantaggio di chi proviene dalla cosiddetta “società civile”. Noi vogliamo ribaltare questa tendenza e ridare dignità alla politica ed a chi decide d’impegnarsi in essa: concetto fondamentale, perché soltanto chi fa politica per idee e passione, solo chi ha esperienza maturata dalla militanza, può affrontare anche i momenti bui e cercare, con impegno e determinazione, di dare le risposte che occorrono alla società, guidarla e riformarla.
Versamento quote: tutti gli eletti ed i nominati hanno l’obbligo morale e sostanziale di versare la quota di loro spettanza con regolarità, pena l’immediata rimozione dall’incarico ricoperto e la non ricandidatura.
No cumulo cariche: per svolgere al meglio il compito assegnato dal partito, occorre impegnarsi seriamente e quotidianamente in esso, è evidente quindi che vi debba essere incompatibilità tra diverse cariche istituzionali ma anche tra cariche istituzionali di “prima fascia” e di partito. Oggi, la maggior parte dei coordinatori sono deputati, questo in molti casi (tranne poche virtuose eccezioni) non permette – non fosse altro che per ragioni di tempo – al partito di lavorare seriamente sul territorio e consegna, inoltre, troppo potere nelle mani di pochi, bloccando la crescita della classe dirigente.
Limite di mandati: occorre evitare la “poltronite” che non è soltanto l’occupazione di poltrone in eterno, ma ancor peggio l’immobilismo dovuto all’abitudine al ruolo che si ricopre, alla mancanza d’idee nuove, e di prospettive che è umano caratterizzi una persona che da troppo tempo occupa la stessa posizione, riducendosi sempre più all’ordinaria amministrazione per continuare ad occuparla. Chiediamo, quindi, un limite di mandati a tutti i livelli, sia per chi ricopre cariche istituzionali che di partito, due mandati consecutivi sono a nostro parere l’optimum per avere il tempo di dare il meglio di se e nello stesso tempo per variare e rinnovare continuamente la classe dirigente.
Osservatori permanenti: in ogni centro provinciale occorre organizzare commissioni tematiche permanenti, che avranno il compito di formare la classe dirigente, sostenere gli eletti, elaborare le linee politiche, permettere un confronto costante e di interfacciarsi con la società.
Inclusivo: un partito è una comunità, il rischio è che si rinchiuda in se stesso e divenga autoreferenziale, per noi invece è fondamentale che sia una comunità per l’appunto inclusiva, che coinvolga al massimo gli elettori, i simpatizzanti ed ovviamente i militanti, facilitando il confronto interno e stimolando lo spirito d’appartenenza.
Radicato e presente sul territorio: il partito liquido è evaporato: un partito o è radicato e presente sul territorio o non è. Solo dalla periferia, infatti, possono essere recepiti i principali problemi della vita quotidiana, e solamente partendo dalla propria realtà territoriale si può formare una classe dirigente preparata e seria che possa poi, per i meriti acquisiti sul campo, assurgere a ruoli e responsabilità nazionale.
Federalismo amministrativo: bisogna tendere ad un partito che riesca ad essere economicamente autonomo sul territorio: le risorse che vengono raccolte dalle iscrizioni e dai contributi degli eletti e simpatizzanti restino in loco, criterio che responsabilizza i dirigenti locali e permette di limitare gli sprechi.
Un partito 2.0: moderno, veloce al passo coi tempi, si devono utilizzare al meglio le nuove forme di comunicazione per raggiungere più rapidamente e liberamente gli elettori, per mantenere un confronto costante con loro, per avere il controllo pressoché totale sulle attività dei dirigenti e degli eletti e permettere, inoltre, uno scambio d’idee tra le diverse realtà territoriali, in tempo reale. Un partito snello e territoriale, veloce e comunitario, moderno e tradizionale.
DEMOCRAZIA E PARTECIPAZIONE
Un partito deve avere regole di convivenza chiare e semplici: è fondamentale che l’iscritto si senta al centro della vita di partito, e nelle scelte che esso fa; il confronto non deve essere temuto ma cercato, i congressi sono imprescindibili nella crescita e nella vita di un partito.
Quelle che seguono sono le regole che noi proponiamo per dei congressi che siano rappresentativi al massimo degli iscritti, liberi e valorizzino la classe dirigente.
Tessere a prezzi popolari: la tessera del partito deve essere alla portata di tutti, ecco perché proponiamo che il tesseramento continui ad essere diffuso a basso costo,.
Una testa un voto: diciamo basta alle furbate ed ai sistemi che garantiscono chi ha già il potere interno, a discapito di chi potrebbe avere idee migliori e sia più apprezzato nella sua comunità, basta pertanto con il voto ponderabile, dal presidente nazionale all’ultimo degli iscritti tutti debbono avere gli stessi diritti in un partito che ambisce ad essere di popolo. Abolito il voto per delega: vota solo chi, in regola con l’iscrizione al partito, si presenta con il proprio documento d’identità.
No cumulo cariche: chi ha un ruolo operativo all’interno del partito deve svolgere al meglio quello che è chiamato a fare…
Commissione etica se degli iscritti: al partito nutrono fondati dubbi su chi ha presentato la sua candidatura al congresso possono richiedere l’intervento di un comitato etico regionale, che deve analizzare i motivi del ricorso e decidere in modo inappellabile se il soggetto è degno della carica che andrebbe a ricoprire.
Divieto assoluto di elettorato attivo e passivo per chi ha subito condanne o è indagato per reati associativi e contro il patrimonio
PRIMARIE PER TUTTI
Primarie di coalizione: la scelta dei candidati a sindaco, presidente della provincia, presidente della regione, e premier deve avvenire attraverso primarie di coalizione da tenersi almeno 90 giorni prima delle elezioni. Per il candidato uscente, le primarie sono da tenersi solo nel caso in cui, tale richiesta, fosse avanzata da parte di almeno il 30% degli iscritti all’Albo dei Sostenitori del centrodestra, questo eviterebbe inutili divisionispesso finalizzate alla ricerca di visibilità da parte di singoli o di partiti alleati; e, allo stesso tempo, grantirebbe la possibilità di cambiare “cavallo” nel caso in cui l’uscente si fosse reso protagonista di comportamenti lesivi dell’immagine della colaizione o, peggio ancora, non avesse svolto al meglio il suo mandato amministrativo.
PROPOSTE DEI GIOVANI
1) FORMAZIONE: per avere una nuova classe dirigente preparata, competente, che sappia fare opposizione se all’opposizione, ma che sappia anche governare se eletta ad incarichi di reponsabilità serve la formazione. Proponiamo corsi di formazione politica della durata necessaria (4-5 incontri su Bilanci comunali, Economia, Sociale, Politica valoriale, Propaganda & Militanza,) con cadenza annuale sponsorizzati dal partito per le nuove leve dai 16 ai 30 anni
2) TERRITORIO & MERITOCRAZIA: attenzione al territorio. I sindaci e le liste civiche collegate al nostro partito devono venire dai cittadini e non imposte dall’alto. Il partito a livello provinciale però deve ricoprire un ruolo fondamentale: sostenere su base meritocratica chi si spende quotidianamente sul territorio. Deve finire l’usanza di intervenire, spesso in maniera aziendalistica-padronale, nei comuni dove la vittoria è possibile e lasciare in balia di se stessi i consiglieri e i sostenitori dei comuni in mano alla sinistra. Il partito provinciale deve sostenere politicamente, economicamente, moralmente tutti coloro che si impegnano quotidianamente e magari da anni nelle varie realtà provinciali, indipendentemente dai risultati non sempre riscontrabili.
3) GIOVANI: non sempre vale l’equazione giovani=merito senior=rottami. La bravura di un politico non si misura anagraficamente. Certo è però che bisogna iniziare a favorire l’ingresso in politica delle nuove leve, che partendo dalla GAVETTA e su base meritocratica, domani andranno a costituire la classe dirigente del Paese. Per questo ci sembra importante che nelle liste comunali sia imposto da statuto (provinciale nella fattispecie) una presenza del 20% dei candidati under 30.

