Posted on 21 giugno 2011. Tags: 150 anni dell'Unutà d'Italia, destra, destra veneta, gasparri, Giorgia Meloni, identità nazionale, italia, La Russa, marcello veneziani, PDL, raffaele zanon, Veneto, Zanon
Cosa resta dopo Pontida? Resta un vuoto. Manca qualcuno, qualcosa che bilanci Bossi e la Lega sul versante destro. Lo dico, sì, da uomo di destra, ma lo direi anche da uomo di centro, di governo o berlusconiano. Un leader deve avere ai suoi fianchi due alleati forti e speculari: da un lato chi spinge, legittimamente, per tutelare le opinioni e gli interessi del federalismo, del Nord, dell’Italia che produce. E dall’altro lato qualcuno che rappresenti chi ha a cuore le sorti dell’unità, il senso dello Stato, Roma Capitale, il Sud, e rappresenti l’anima nazionale, mediterranea e cattolica del nostro Paese. Un tridente così darebbe più forza e compiutezza al centrodestra. Perché allargherebbe l’offerta politica ed elettorale, darebbe rappresentanza a quella destra che oggi è tornata più che ai tempi del neofascismo nella semi-clandestinità marginale; e darebbe allo stesso leader la forza di bilanciare le spinte opposte, rafforzando la sua centralità, senza essere costretto a inseguire il suo partner leghista in quanto unico alleato. Credo che la prima operazione politica da farsi oggi sia quella: riequilibrare il centrodestra ripristinando l’arto fantasma. Poi viene il resto; anzi, è un modo per prepararsi al resto, compresa la fine di un ciclo.
Le modalità di questa apertura possono essere differenti: si può scomporre il Popolo della libertà prima che si sfasci rovinosamente, o, meglio, salvaguardarlo a livello parlamentare ed elettorale, ma concepirlo come una confederazione più che un monolite. O quantomeno far nascere al suo interno un’area, una fondazione, una realtà riconosciuta e riconoscibile, in grado di captare quel versante scoperto o sommerso.
Leggo di Cameron e delle sue coraggiose leggi in favore della famiglia inglese e penso all’assenza di posizioni analoghe in Italia, almeno visibili. Fino al grottesco inseguimento di alcuni esponenti della destra per compiacere trans e gay nel vano tentativo di legittimarsi e avere un trattamento più umano sui giornali. E invece continuano ad essere massacrati. So che quell’area partirebbe senza leader, ma l’impresa va tentata. Coraggio, andate a cercar la bella destra.
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Posted on 25 marzo 2011. Tags: 150 anni dell'Unità d'Italia, 150 anni dell'Unutà d'Italia, destra, destra veneta, gasparri, Giorgetti, giovane italia, identità nazionale, italia, Padova, PDL, Popolo della Libertà, raffaele zanon, tricolore, Unità d'Italia, Veneto, Zanon
Cosa resta del compleanno d’Italia di una settimana fa? Resta il sapore di un giorno, purtroppo piovoso, in cui ci siamo sentiti italiani Cosa resta del compleanno d’Italia di una settimana fa? Resta il sapore di un giorno, purtroppo piovoso, in cui ci siamo sentiti – nonostante tutto e noi stessi – italiani. Resta un lampo di storia e amor patrio in un Paese che vive in fuga da entrambi. Restano mostre, libri e un vago odore di coesione nazionale. In un coraggioso articolo sul Corriere della sera , Giorgio Fedel ha notato l’assenza del fascismo dalla memoria dei 150 anni e ha deplorato la sua espulsione dal nostro immaginario collettivo. Ha ragione. Il fascismo è stato evitato per non dividere ancora il Paese proprio in occasione di una festa unitaria; per non dover dedicare una quota obbligata, istituzionale e ideologica, al suo vituperio e per non doverci sorbire, per riparazione, tonnellate di retorica antifascista. Senza volerlo, è stata seguita l’idea, condivisa da Fedel, che fascismo e antifascismo muoiono insieme e una volta sepolto il fascismo ed espulso dalla memoria, anche l’antifascismo esaurisce la sua missione.
Chi lo vuole vivo a fascismo morto, lo usa per fini politici e ideologici strumentali. Ma Fedel si spinge oltre e dice che se vogliamo davvero recuperare la genuina continuità della nostra nazione, dobbiamo includere anche quegli italiani, nostri familiari,che hanno vissuto e creduto nell’epoca fascista. È vero, dobbiamo nutrire una memoria inclusiva dei vinti, non solo fascisti. La condanna della dittatura, della guerra e del razzismo non può impedirci di ricordare due cose. Quanti italiani perbene, di valore e in buona fede vissero con dignità e consenso quell’epoca, alcuni sacrificando la loro vita. Quante opere e iniziative – lo stesso Fedel evocava i treni popolari, le colonie, il dopolavoro – coinvolsero il popolo italiano nella costruzione pratica, sociale e ideale di un’identità nazionale da amare. Il fascismo non si può cancellare dalla storia, a partire dalla storia familiare di ciascuno di noi. Saremo un Paese civile quando avremo digerito il nostro passato e non ce lo tireremo addosso per rinfacciarci colpe che noi non abbiamo. Quando caricheremo il fascismo sulle nostre spalle, allora lo avremo davvero alle nostre spalle.
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Posted on 18 marzo 2011. Tags: 150 anni dell'Unutà d'Italia, destra, destra veneta, Giorgetti, giovane italia, identità nazionale, italia, La Russa, marcello veneziani, matteo miotto, Padova, patrioti, PDL, Popolo della Libertà, raffaele zanon, tricolore, Unità d'Italia, Veneto, Zanon
I 150 anni dell’unità d’Italia meritano questa festa. Ma anche qualche riflessione, e soprattutto qualche dato di fatto sul presente e futuro del Paese, più che sul passato.
Se c’è un vero partito nazionale, che rappresenta l’Italia, questo è il Popolo della Libertà. Quando l’inno nazionale ed il tricolore non erano di moda, anzi erano osteggiati dalla sinistra e dai partiti della prima repubblica come simboli di pericoloso nazionalismo, fu nell’allora Forza Italia che si ebbe il coraggio di onorare la bandiera e l’inno.
Per il resto parlano i numeri.
· Il Pdl è il primo partito italiano in tutte le elezioni, dalle Politiche 2008 alle Europee 2009 alle Regionali 2010 passando per i vari turni amministrativi.
· Il Pdl si conferma primo partito in tutti i sondaggi attuali.
· Assieme alla Lega, amministra a livello locale 42 milioni di cittadini contro il 18 amministrati dalle opposizioni.
· Assieme alla Lega governa 12 delle 20 regioni italiane, quelle con maggiore popolazione e ricchezza, contro 6 governate dal centro-sinistra e due dalle minoranze autonome linguistiche.
· Il Pdl governa direttamente Lombardia, Lazio, Friuli-Venezia Giulia, Campania, Abruzzi, Molise, Sardegna.
· Il Pdl amministra le due maggiori città italiane, le due capitali d’Italia, Roma e Milano.
· Esprime il presidente del Consiglio che ha tuttora il più alto consenso tra i leader italiani e tra i governanti europei e del G7.
· Silvio Berlusconi è il più politicamente longevo tra i premier delle grandi democrazie. In Italia è finora l’unico che abbia portato a termine una legislatura – la 2001-2006 – e non c’è dubbio che porterà a termine anche questa.
· Il Pdl è un partito liberale interclassista: rappresenta lavoratori e imprenditori, cattolici e laici, l’Italia del Nord, del Centro e del Sud.
· Il Pdl ha nel dna e nel proprio atto costitutivo, la difesa dell’unità nazionale come principio, e della coesione sociale nei fatti. Questo è avvenuto nel pieno della crisi economica, tutelando le famiglie, il risparmio e l’imprenditoria. A maggior ragione avverrà con la ripresa.
· Il Pdl non è e non è mai stato un movimento “contro” qualcosa o qualcuno. Ma sempre “per” qualcosa e “per” qualcuno.
· Il Popolo della Libertà, infine, ha nella sua sigla la propria missione. La libertà è il primo bisogno e il primo diritto dell’uomo. Senza libertà nessun paese vive, e nessuna unità è possibile.
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Posted on 18 marzo 2011. Tags: 150 anni dell'Unutà d'Italia, destra, destra veneta, Giorgetti, giovane italia, identità nazionale, italia, La Russa, marcello veneziani, Padova, patrioti, PDL, Popolo della Libertà, raffaele zanon, Unità d'Italia, università padova, Zanon
Ma da dove è spuntato questo 17 marzo festa nazionale di cui quasi nessuno prima sapeva nulla? Se lo chiedono in tanti, anche lo storico Emilio Gentile nel suo libro-intervista Italiani senza padri…Ma da dove è spuntato questo 17 marzo festa nazionale di cui quasi nessuno prima sapeva nulla? Se lo chiedono in tanti, anche lo storico Emilio Gentile nel suo libro-intervista Italiani senza padri (edito da Laterza). Mi autodenuncio, la festa del 17 marzo è colpa mia, almeno fui io la mosca cocchiera. Non vorrei sbagliarmi, ma la prima volta che venne fuori il 17 marzo come festa nazionale fu in un articolo apparso sul Giornale il 17 marzo di vent’anni fa. Proposi già allora di festeggiare «il compleanno dell’Italia», mai festeggiata durante la monarchia. Montanelli concordò, ma da italiano scettico. Rilanciai la proposta in un libro. La proposi poi formalmente nel Comitato dei garanti dell’Unità d’Italia. Ciampi, allora presidente, fu entusiasta dell’idea, gli piacque la formula «una festa di compleanno per l’Italia» e il comitato approvò unanime. Paolo Peluffo, che rappresenta la presidenza del Consiglio in seno al comitato, se ne fece portavoce efficace presso il governo. Alla fine la proposta fu accolta. Lo annunciò in comitato il ministro della Difesa La Russa.Lo storico Gentile nota pure che aver celebrato il XX settembre a Porta Pia col segretario di Stato vaticano, il cardinal Bertone, «è stato un evento senza precedenti ». In preda a delirio patriottico, mi assumo anche questa colpa, sempre da mosca cocchiera: coordinando il comitato Roma Capitale, proposi di festeggiare il XX settembre davanti alla breccia di Porta Pia con i massimi rappresentanti della Chiesa romana, le autorità civili e i bersaglieri. Un gesto per sanare simbolicamente la ferita, includere i cattolici nella storia italiana e far riconoscere anche alla Chiesa che fu positiva la fine del Regno pontificio e la nascita dello Stato unitario con Roma capitale. L’Italia nacque di 17 e forse questo non le portò fortuna. E nacque marzaiola, perciò instabile e pazzerella.Ora, se volete prendervela con qualcuno per la festa, eccomi, pronto a sacrificarmi per la patria. Proposta di regalo per il compleanno di domani: per onorare l’Italia nazione culturale, dopo i tagli, date il via a un piano per il risorgimento della cultura con aiuti mirati.MARCELLO VENEZIANI
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