Tag Archive | "150 anni dell’Unutà d’Italia"

Andiamo a cercar la bella destra. di M.Veneziani


Cosa resta dopo Pontida? Resta un vuo­to. Manca qualcuno, qualcosa che bi­lanci Bossi e la Lega sul versante destro. Lo dico, sì, da uomo di destra, ma lo direi anche da uomo di centro, di governo o berlusconiano. Un leader deve avere ai suoi fianchi due alleati forti e speculari: da un lato chi spinge, legittimamente, per tutelare le opinioni e gli interessi del fede­ralismo, del Nord, dell’Italia che produ­ce. E dall’altro lato qualcuno che rappre­senti chi ha a cuore le sorti dell’unità, il senso dello Stato, Roma Capitale, il Sud, e rappresenti l’anima nazionale, mediter­ranea e cattolica del nostro Paese. Un tri­dente così darebbe più forza e compiutez­za al centrodestra. Perché allargherebbe l’offerta politica ed elettorale, darebbe rappresentanza a quella destra che oggi è tornata più che ai tempi del neofascismo nella semi-clandestinità marginale; e da­rebbe allo stesso leader la forza di bilan­ciare le spinte opposte, rafforzando la sua centralità, senza essere costretto a inse­guire il suo partner leghista in quanto uni­co alleato. Credo che la prima operazione politica da farsi oggi sia quella: riequili­brare il centrodestra ripristinando l’arto fantasma. Poi viene il resto; anzi, è un mo­do per prepararsi al resto, compresa la fi­ne di un ciclo.

Le modalità di questa apertura posso­no essere differenti: si può scomporre il Popolo della libertà prima che si sfasci ro­vinosamente, o, meglio, salvaguardarlo a livello parlamentare ed elettorale, ma concepirlo come una confederazione più che un monolite. O quantomeno far na­scere al suo interno un’area, una fonda­zione, una realtà riconosciuta e riconosci­bile, in grado di captare quel versante sco­perto o sommerso.

Leggo di Cameron e delle sue coraggio­se leggi in favore della famiglia inglese e penso all’assenza di posizioni analoghe in Italia, almeno visibili. Fino al grottesco inseguimento di alcuni esponenti della destra per compiacere trans e gay nel va­no tentativo di legittimarsi e avere un trat­tamento più umano sui giornali. E invece continuano ad essere massacrati. So che quell’area partirebbe senza leader, ma l’impresa va tentata. Coraggio, andate a cercar la bella destra.

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Abbiamo tolto un Ventennio ai 150 anni dell’Unità.di M.Veneziani


Cosa resta del compleanno d’Italia di una settimana fa? Resta il sapore di un giorno, purtroppo piovoso, in cui ci siamo sentiti italiani Cosa resta del compleanno d’Italia di una settimana fa? Resta il sapore di un giorno, purtroppo piovoso, in cui ci siamo sentiti – nonostante tutto e noi stes­si – italiani. Resta un lampo di storia e amor patrio in un Paese che vive in fuga da entrambi. Restano mostre, libri e un vago odore di coesione nazionale. In un coraggioso articolo sul Corriere della sera , Giorgio Fedel ha notato l’as­senza del fascismo dalla memoria dei 150 anni e ha deplorato la sua espulsione dal nostro immaginario collettivo. Ha ra­gione. Il fascismo è stato evitato per non dividere ancora il Paese proprio in occa­sione di una festa unitaria; per non dover dedicare una quota obbligata, istituzio­nale e ideologica, al suo vituperio e per non doverci sorbire, per riparazione, ton­nellate di retorica antifascista. Senza vo­lerlo, è stata seguita l’idea, condivisa da Fedel, che fascismo e antifascismo muo­iono insieme e una volta sepolto il fasci­smo ed espulso dalla memoria, anche l’antifascismo esaurisce la sua missione.
Chi lo vuole vivo a fascismo morto, lo usa per fini politici e ideologici strumentali. Ma Fedel si spinge oltre e dice che se vogliamo davvero recuperare la genui­na continuità della nostra nazione, dob­biamo includere anche quegli italiani, nostri familiari,che hanno vissuto e cre­duto nell’epoca fascista. È vero, dobbia­mo nutrire una memoria inclusiva dei vinti, non solo fascisti. La condanna del­la dittatura, della guerra e del razzismo non può impedirci di ricordare due co­se. Quanti italiani perbene, di valore e in buona fede vissero con dignità e con­senso quell’epoca, alcuni sacrificando la loro vita. Quante opere e iniziative – lo stesso Fedel evocava i treni popolari, le colonie, il dopolavoro – coinvolsero il popolo italiano nella costruzione prati­ca, sociale e ideale di un’identità nazio­nale da amare. Il fascismo non si può cancellare dalla storia, a partire dalla storia familiare di ciascuno di noi. Sare­mo un Paese civile quando avremo dige­rito il nostro passato e non ce lo tirere­mo addosso per rinfacciarci colpe che noi non abbiamo. Quando carichere­mo il fascismo sulle nostre spalle, allora lo avremo davvero alle nostre spalle.

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Popolo della Libertà, vero e unico partito nazionale


I 150 anni dell’unità d’Italia meritano questa festa. Ma anche qualche riflessione, e soprattutto qualche dato di fatto sul presente e futuro del Paese, più che sul passato.
Se c’è un vero partito nazionale, che rappresenta l’Italia, questo è il Popolo della Libertà. Quando l’inno nazionale ed il tricolore non erano di moda, anzi erano osteggiati dalla sinistra e dai partiti della prima repubblica come simboli di pericoloso nazionalismo, fu nell’allora Forza Italia che si ebbe il coraggio di onorare la bandiera e l’inno.
 
Per il resto parlano i numeri.
·        Il Pdl è il primo partito italiano in tutte le elezioni, dalle Politiche 2008 alle Europee 2009 alle Regionali 2010 passando per i vari turni amministrativi.
·        Il Pdl si conferma primo partito in tutti i sondaggi attuali.
·        Assieme alla Lega, amministra a livello locale 42 milioni di cittadini contro il 18 amministrati dalle opposizioni.
·        Assieme alla Lega governa 12 delle 20 regioni italiane, quelle con maggiore popolazione e ricchezza, contro 6 governate dal centro-sinistra e due dalle minoranze autonome linguistiche.
·        Il Pdl governa direttamente Lombardia, Lazio, Friuli-Venezia Giulia, Campania, Abruzzi, Molise, Sardegna.
·        Il Pdl amministra le due maggiori città italiane, le due capitali d’Italia, Roma e Milano.
·        Esprime il presidente del Consiglio che ha tuttora il più alto consenso tra i leader italiani e tra i governanti europei e del G7.
·        Silvio Berlusconi è il più politicamente longevo tra i premier delle grandi democrazie. In Italia è finora l’unico che abbia portato a termine una legislatura – la 2001-2006 – e non c’è dubbio che porterà a termine anche questa.
·        Il Pdl è un partito liberale interclassista: rappresenta lavoratori e imprenditori, cattolici e laici, l’Italia del Nord, del Centro e del Sud.
·        Il Pdl ha nel dna e nel proprio atto costitutivo, la difesa dell’unità nazionale come principio, e della coesione sociale nei fatti. Questo è avvenuto nel pieno della crisi economica, tutelando le famiglie, il risparmio e l’imprenditoria. A maggior ragione avverrà con la ripresa.
·        Il Pdl non è e non è mai stato un movimento “contro” qualcosa o qualcuno. Ma sempre “per” qualcosa e “per” qualcuno.
·        Il Popolo della Libertà, infine, ha nella sua sigla la propria missione. La libertà è il primo bisogno e il primo diritto dell’uomo. Senza libertà nessun paese vive, e nessuna unità è possibile.

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Così vent’anni fa ho inventato la festa del 17 marzo


Ma da dove è spuntato questo 17 mar­z­o festa nazionale di cui quasi nessu­no prima sapeva nulla? Se lo chiedono in tanti, anche lo storico Emilio Gentile nel suo libro-intervista Italiani senza padri…Ma da dove è spuntato questo 17 mar­z­o festa nazionale di cui quasi nessu­no prima sapeva nulla? Se lo chiedono in tanti, anche lo storico Emilio Gentile nel suo libro-intervista Italiani senza padri (edito da Laterza). Mi autodenuncio, la festa del 17 marzo è colpa mia, almeno fui io la mosca cocchiera. Non vorrei sba­gliarmi, ma la prima volta che venne fuo­ri il 17 marzo come festa nazionale fu in un articolo apparso sul Giornale il 17 mar­zo di vent’anni fa. Proposi già allora di fe­steggiare «il compleanno dell’Italia», mai festeggiata durante la monarchia. Montanelli concordò, ma da italiano scet­tico. Rilanciai la proposta in un libro. La proposi poi formalmente nel Comitato dei garanti dell’Unità d’Italia. Ciampi, al­lora presidente, fu entusiasta dell’idea, gli piacque la formula «una festa di com­pleanno per l’Italia» e il comitato appro­vò unanime. Paolo Peluffo, che rappre­senta la presidenza del Consiglio in seno al comitato, se ne fece portavoce efficace presso il governo. Alla fine la proposta fu accolta. Lo annunciò in comitato il mini­stro della Difesa La Russa.Lo storico Gentile nota pure che aver celebrato il XX settembre a Porta Pia col segretario di Stato vaticano, il cardinal Bertone, «è stato un evento senza prece­denti ». In preda a delirio patriottico, mi assumo anche questa colpa, sempre da mosca cocchiera: coordinando il comita­to Roma Capitale, proposi di festeggiare il XX settembre davanti alla breccia di Porta Pia con i massimi rappresentanti della Chiesa romana, le autorità civili e i bersaglieri. Un gesto per sanare simboli­camente la ferita, includere i cattolici nel­la storia italiana e far riconoscere anche alla Chiesa che fu positiva la fine del Re­gno pontificio e la nascita dello Stato uni­tario con Roma capitale. L’Italia nacque di 17 e forse questo non le portò fortuna. E nacque marzaiola, perciò instabile e pazzerella.Ora, se volete prendervela con qualcu­no per la festa, eccomi, pronto a sacrifi­carmi per la patria. Proposta di regalo per il compleanno di domani: per onorare l’Italia nazione culturale, dopo i tagli, da­te il via a un piano per il risorgimento del­la cultura con aiuti mirati.MARCELLO VENEZIANI

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