Posted on 17 aprile 2011. Tags: afghanistan, destra veneta, fau, Fausto Biloslavo, identità nazionale, italia, La Russa, nassirya, Popolo della Libertà, raffaele zanon, tricolore, università padova, Veneto, Zanon
Pipa stile comandante Marcos, berretto alla Lenin con l’inseparabile spilletta della bandiera palestinese, incurante di sfidare gli israeliani come scudo umano di pescatori e contadini nella striscia di Gaza, Vittorio Arrigoni, era un ultrà pacifista. Adesso che è stato ucciso, dai tagliagole dell’Islam duro e puro, lo dipingono come un piccolo eroe dell’informazione o un illuminato cooperante senza paura. Davanti alla sua tragica morte è doveroso abbassare il capo, ma Arrigoni non era il San Francesco di Gaza. Piuttosto un idealista estremo, filo palestinese con i paraocchi, anti israeliano all’eccesso e un po’ anarchico, a tal punto che gli hanno affibbiato «utopia» come soprannome.
L’ho incontrato nel 2009, con le macerie ancora fumanti dell’offensiva «Piombo fuso» contro la striscia di Gaza. Stava in piedi, con l’inseparabile pipa, in mezzo a un campo a 800 metri dalle postazioni israeliane, nella zona off limits. Faceva da scudo umano ai contadini palestinesi e da un momento all’altro mi aspettavo che gli sparassero. Sulle nefandezze di Hamas sorvolava e vedeva solo il «massacro e l’occupazione colonialista israeliana».
Durante i bombardamenti su Gaza ha raccontato in diretta la ferocia della guerra. Più che un giornalista indipendente, un minimo obiettivo, era una fonte preziosa, ma terribilmente di parte.
A Gaza, dove viveva, non faceva il cooperante all’Alberto Cairo, soprannominato l’angelo della Croce rossa internazionale a Kabul. Aiutava, sì, ma alla sua maniera, con uno slancio militante a favore della causa palestinese, che lo ha fatto diventare scudo umano per vocazione e utopista per scelta. I suoi miti erano Nelson Mandela, Ghandi, Martin Luter King, ma su Facebook scriveva cose terribili e astiosamente anti israeliane. Arrigoni è riuscito a prendersela anche con lo scrittore non certo reazionario, Roberto Saviano, che ha osato alzare il ditino a favore della democrazia di Tel Aviv.
Trentasei anni, lombardo, mi spiegava che seguiva le orme «dei nonni partigiani, che sapevano cose fosse l’occupazione nazi fascista» paragonandola a quella della Palestina. Durante la guerra un sito sionista ha incitato l’aviazione israeliana a farlo fuori. Una volta è stato pure arrestato. Ieri c’è chi lo ha salutato con un folle e macabro «arrivederci» sostenendo che ha raccolto «la gratitudine araba».
Da 12 anni Arrigoni girava a sprazzi il mondo come «attivista non violento». Se fosse rimasto a fare l’autista magazziniere dalle parti di Lecco non avrebbe scritto un libro sui massacri, veri e presunti, di Gaza tradotto in quattro lingue. Nella striscia era arrivato nel 2008 con la prima avanguardia della famosa e criticata Freedom flottiglia.
Arrigoni aderiva al Movimento di Solidarietà Internazionale, ong estrema votata alla causa palestinese. Come Giuliana Sgrena e le due Simone in Irak si sentiva probabilmente fra amici a Gaza, che mai li avrebbero torto un capello. Solo ultimamente aveva cominciato a seguire da vicino i blogger anti Hamas, che sognavano un cambiamento nella striscia come in Tunisia ed Egitto. I fondamentalisti non ci hanno pensato troppo a sbatterli in galera.
Antimilitarista convinto Arrigoni probabilmente si rivolta nella tomba davanti alla dichiarazione del capo di stato maggiore dell’Esercito sulla sua morte. Secondo il generale Giuseppe Valotto l’ultrà pacifista era animato «in fondo dagli stessi valori e principi dei nostri soldati e dallo stesso scopo: quello di servire la collettività, sia essa nazionale sia, nel caso specifico, la collettività palestinese». Siamo sicuri che la pensino proprio così i soldati in trincea in Afghanistan stufi marci delle accuse dei pacifisti o delle scritte ignobili come «10, 100, 1000 Nassiryah»?Al di là delle sue idee giuste o sbagliate, Arrigoni ha fatto una terribile fine pure a causa del passaporto che aveva in tasca. Per questo motivo è giusto ricordarlo come un italiano vittima del terrorismo, con la sua frase simbolo: «Restiamo umani, Vik da Gaza City».
www.faustobiloslavo.eu
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Posted on 01 febbraio 2011. Tags: afghanistan, alpini, alpino, destra, destra veneta, gasparri, italia, La Russa, matteo miotto, Padova, Popolo della Libertà, raffaele zanon, università padova, Veneto, Zanon
Lettera degli amici: «Ci hai insegnato che il militare non è solo retorica ma anche sacrificio, abnegazione e cameratismo»
Ciao Matteo ti scriviamo qualche riga per ricordarti anche se non basterebbe un libro intero per raccontare tutta la tua passione, il tuo attaccamento agli alpini e la dedizione al lavoro che stavi facendo.
Già pensavi a tuo ritorno, non solo per le feste e l’allegria ma per insegnare.
Avevi già programmato di insegnare alle nuove generazioni, tramite la scuola, volevi raccontare infatti che essere alpini è un grande valore, che fare il militare non è solo retorica ma anche avventura, sacrificio, abnegazione e cameratismo. Dalle tue lettere, specialmente quella spedita al tuo Sindaco, ti raccontavi, traspariva questo tuo messaggio, che la patria e la bandiera sono valori che tutti gli italiani portano con sé.
Ti ricordiamo come un ragazzo dedito al servizio, svolgevi ogni incarico che ti veniva affidato scrupolosamente, e nei pochi momenti liberi cercavi di migliorare le tue conoscenze: c’erano le premesse per farti diventare un buon soldato preparato in tutto, un gran persona lo eri già. Ma una maledetta pallottola ha stroncato la tua giovane vita poco prima che tu potessi tornare a casa, in un attimo si sono cancellati sogni, desideri, passioni, tutto in un istante.
Ora sei tornato a casa purtroppo avvolto nel tricolore ma tutti noi ti ricordiamo per quello che sei stato: generoso cuore alpino. La tua persona, la tua vita è stata cancellata da un proiettile, i tuoi sogni vivono in noi e in chi hai toccato con la tua personalità, il tuo modo d’essere.
Ciao Matteo
Il tuo plotone Lunedì 31 Gennaio 2011
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Posted on 25 gennaio 2011. Tags: afghanistan, alpini, Antonio Mattiazzo, Berlusconi, destra, destra veneta, La Russa, Luca Sanna, matteo miotto, Padova, patrioti, Popolo della Libertà, raffaele zanon, Zanon
“Come molti padovani sono rimasto sconcertato dalle dichiarazioni fatte alla stampa dal Vescovo di Padova Antonio Mattiazzo sulla esaltazione dei nostri caduti nelle missioni di pace. Una volta tanto anche un Vescovo pecca di presunzione e di scarsa informazione”. Così si esprime il Dirigente Nazionale del Popolo della Libertà Raffaele Zanon che aggiunge “proprio perché Matteo Miotto è stato un fedele della Diocesi padovana che si estende fino a Thiene meriterebbe pietà e rispetto da un presule che inaspettatamente mette in discussione lo spirito della nostra missione in Afghanistan perché i nostri ragazzi sarebbero armati”. “Ci mancherebbe – sottolinea Zanon – che i nostri militari agissero disarmati, nel quadro di una missione di pace sotto l’egida dell’Onu, in un territorio dove vi è una continua guerra tra bande dove non c’è né pace né giustizia né rispetto della persona umana.” “Sarebbe come dire che le nostre Forze di Polizia non meritano rispetto perché svolgono il loro compito a tutela della nostra sicurezza portando le armi di ordinanza. Sono convinto – sostiene Zanon – che in casi come questo il silenzio e il rispetto per il lavoro dei nostri militari in un paese vittima dell’intolleranza dell’integralismo islamico dovrebbe far riflettere il Vescovo Antonio, che sicuramente avrà la capacità di comprendere che ci si può sbagliare e riconoscere il valore morale del sacrificio dei nostri uomini in divisa impegnati a restituire prima di tutto la dignità a quelle popolazioni che hanno la sfortuna di vivere in un paese vittima di un sistema medioevale che la stessa Chiesa dovrebbe contribuire a modificare e migliorare.”
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Posted on 18 gennaio 2011. Tags: afghanistan, alpini, Bala Murghab, destra, destra veneta, gasparri, La Russa, Luca Sanna, Luigi Ramponi, matteo miotto, patrioti, PDL, Popolo della Libertà, raffaele zanon, Sicurezza, università padova, Veneto, Zanon
Appuntamento per tutti venerdì 21 alle ore 18.30 presso la sede del Pdl in Piazza Giovannelli a Noventa Padovana incontro con la cittadinanza alla presenza del senatore gen.Luigi Ramponi.Tema dell’incontro “Il significato delle missioni di pace all’estero”.
Nel corso dell’incontro verrà ricordato l’ultimo caduto in Afghanistan, l’alpino Luca Sanna.
Saranno presenti i coordinatori provinciali del Pdl Lorena Milanato e Raffaele Zanon e i coordinatori locali Roberta Toffanin ed Enrico Ingegneri.Delegazioni della GIOVANE ITALIA e dell’Associazione Culturale DESTRA VENETA.
Luca Sanna è stato ucciso e un altro è rimasto ferito oggi in Afghanistan nell’avamposto italiano nella zona di Bala Murghab.
“E’ stato ucciso da un terrorista in uniforme dell’esercito afgano” l’alpino Luca Sanna, colpito oggi a morte in un avamposto italiano nell’Ovest dell’Afghanistan. Lo ha detto nel corso di una conferenza stampa il ministro della Difesa, Ignazio La Russa. Secondo La Russa, sono due le ipotesi ancora al vaglio degli investigatori: o che il terrorista non fosse un militare ma indossasse l’uniforme, oppure – “meno probabile” – che fosse un infiltrato nell’esercito afgano, arruolatosi proprio per compiere azioni di questo tipo.
“I fatti – ha ricostruito La Russa – sono avvenuti alle 12,05 ora italiana in un avamposto nella zona di Bala Murghab”, nella parte settentrionale della regione Ovest, a comando italiano. Il caporalmaggiore Luca Sanna e un suo commilitone “sono stati entrambi colpiti da un uomo che indossava una uniforme afgana e che si è avvicinato loro con uno stratagemma, forse manifestando problemi all’arma”. Dopo aver centrato Sanna alla testa e l’altro militare alla spalla, l’uomo “si è allontanato. Per questo – ha proseguito La Russa – non è possibile dire ora con certezza se fosse un terrorista che indossava una divisa o un vero e proprio infiltrato nell’esercito afgano. In un caso o nell’altro non si può parlare di fuoco amico, perché è stato sicuramente fuoco nemico”.
LA RUSSA, AVANTI CON LA MISSIONE – Dopo l’uccisione di un altro militare italiano in Afghanistan, “possiamo solo ribadire ancora una volta che non è in discussione la bontà delle ragioni che ci inducono a perseguire gli scopi della missione”. Lo ha detto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, in una conferenza stampa a Palazzo Baracchini. “Ma questo – ha avvertito il ministro – non ci impedisce di valutare di volta in volta quali sono le condizioni in cui i nostri militari possono e devono essere impiegati”.
Dopo gli ‘Ied’, gli ordigni esplosivi improvvisati che molte vittime hanno mietuto in Afghanistan tra i militari occidentali, la nuova minaccia per i militari italiani in Afghanistan è ora costituita dagli scontri a fuoco come quello in cui il 31 dicembre è stato ucciso Matteo Miotto e l’altro, per quanto atipico, che è costato oggi la vita al caporalmaggiore Luca Sanna. La Russa ha spiegato che la minaccia costituita dagli ordigni é di molto scemata negli ultimi tempi, soprattutto grazie all’azione di contrasto ai fabbricanti e ai mezzi tecnologici che neutralizzano gli effetti di queste bombe. Riguardo alla minaccia costituita dai colpi di arma da fuoco, invece, la problematica è al vaglio dei vertici militari e “stiamo studiando – ha detto La Russa – ogni misura che possa incrementare la sicurezza dei nostri soldati”.
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