Posted on 26 marzo 2012. Tags: Fini, raffaele zanon, Zanon
«Preciso soltanto che non sono mai stato ex camerata. A differenza di altri non ho mai tradito né rinnegato la mia militanza nella destra politica». Così replica sul sito del mattino di Padova Raffaele Zanon, immortalato con altre persone che fanno il saluto romano, ad una cena nel Trevigiano. Zanon ha le mani in tasca, tuttavia la foto comparsa sul profilo Facebook della consigliera comunale di Conegliano Marina Buffoni è stata tolta poco dopo. «Trattasi di uno scatto in un momento conviviale ai margini di una commemorazione organizzata da ex combattenti della Rsi (fondata dopo l’8 settembre 1943 e nota come Repubblica di Salò) – scrive Zanon – per ricordare i martiri della strage di Oderzo alla quale partecipo annualmente. Infatti, i partigiani della brigata “Cacciatori della pianura”, legati al Pci violarono il patto di resa e trucidarono gli allievi della scuola ufficiali di Oderzo. Un gruppo di partecipanti alla commemorazione mi ha coinvolto in uno scatto.Del resto, foto simili coinvolgono anche il Presidente della Camera senza che questo crei scandalo da prima pagina. Come rappresentante della destra politica continuerò a partecipare a quelle manifestazioni pubbliche nelle quali si onorano i caduti di entrambe le parti in una guerra civile che non si deve ripetere».
Da Padova24ore :La cocciuta coerenza del camerata Zanon
Lunedì 19 Marzo 2012 17:14
Raffaele Zanon e la consigliera del Pdl di Conegliano Marina Buffoni sono finiti sulla graticola mediatica per uno scatto apparso su Facebook in cui alcuni militanti dell’ultra destra fanno il saluto romano. Per leggere l’articolo e vedere la foto basta cliccare qui. Basta guardare le bottiglie mezze vuote sul tavolo per capire il tenore alcolico del ritrovo. Conosco Raffaele Zanon da più di dieci anni, e devo dire che mi è sempre sembrato molto poco fascista, se con questo termine si intende malvagità, intolleranza e razzismo. Sul suo profilo Facebook Raffale Zanon scrive: “Apprendo che il Mattino di Padova dedica una pagina per una foto che mi ritrae immerso e circondato da saluti romani. Preciso soltanto che non sono mai stato ex camerata. A differenza di altri non ho mai tradito nè rinnegato la mia militanza nella destra politica.Trattasi di uno scatto in un momento conviviale ai margini di una commemorazione organizzata da ex combattenti della RSI per ricordare”. Ecco, dimenticavo, Raffaele Zanon è una persona leale e coerente. Ed anche se la maggioranza condanna le idee in cui Zanon ha creduto, per questa sua ostinata coerenza, in un mondo in cui è più facile rinnegare tutto alla Scilipoti, io lo rispetto.
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Posted on 31 maggio 2011. Tags: Berlusconi, destra, destra veneta, Fini, gheddafi, Giorgetti, Giorgia Meloni, giovane italia, identità nazionale, italia, La Russa, Padova, patrioti, PDL, Popolo della Libertà, raffaele zanon, Sicurezza, Tremonti, Unità d'Italia, Veneto, Zanon
La botta era nell’aria. Si tratta di elezioni comunali, campione limitato, d’accordo. Ma minimizzare è sbagliato. E dannoso, soprattutto per il centrodestra. La causa, si diceva qualche Lettera politica fa, è la crisi economica di cui non si vede la fine. Anche le esternazioni di Berlusconi, i processi, la polemica con la magistratura, il bunga-bunga, Fini, lo stillicidio di critiche della stampa internazionale, l’inimicizia dei poteri forti, la vicenda Gheddafi hanno pesato. Ma il vero motivo della botta è la crisi. Se la gente avesse potuto guardare al futuro con un po’ di serenità tutto sarebbe filato liscio. E invece oggi è incazzata. E così, giusto o sbagliato che sia, ha dato un segnale. Anzi, il segnale.Il governo, quando ci è arrivata tra capo e collo la tegola di Wall Street, aveva appena cominciato a camminare. Berlusconi e Tremonti non si sono fatti prendere dal panico ed hanno gestito bene l’emergenza. Tanto che l’Italia se l’è cavata ed è riuscita a rimanere a galla. Questo è stato riconosciuto anche da quella stampa estera che non esita ad attaccare Berlusconi. Però, superata brillantemente la prova del pronto soccorso, l’Italia si è fermata. Ed è ancora ferma. Per capirlo non occorre essere economisti. Basta essere madri o padri di famiglia, pensionati, lavoratori, poco importa se dipendenti o autonomi. Per non parlare dei giovani costretti a vivere a casa coi genitori, magari senza trovare un lavoro dopo essersi guadagnati una laurea.La ripresa non si vede. Se prima si diceva che la crisi era mondiale e che i nostri governanti ben poco potevano di fronte all’enormità del disastro, oggi le cose sono cambiate. Altri paesi europei crescono, noi no. Ciò è dovuto ad un fatto strutturale e qui non mi dilungo sennò si dovrebbe aprire una digressione chilometrica per specificarne le voci. E se il paese è fatto così, se c’è un alto tasso di disonestà, se c’è la mafia, se c’è il sud, se ci sono troppi dipendenti pubblici, auto blu, parenti, amici e amici degli amici è chiaro che il governo non c’entra. Però Berlusconi un segnale lo poteva dare. Lo poteva dare abolendo le province, come aveva promesso nel programma elettorale. O poteva abolire la vergogna del finanziamento pubblico dei partiti, solo per fare un altro esempio. Ma non lo ha fatto. E così il segnale glielo ha dato il popolo. Anche quello della libertà. Paolo Danieli
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Posted on 24 maggio 2011. Tags: Berlusconi, destra veneta, Fini, gasparri, Giorgetti, identità nazionale, La Russa, marcello veneziani, Padova, patrioti, PDL, Popolo della Libertà, raffaele zanon, Veneto, Zanon
Siete davvero convinti che tutto il malessere (o il benessere) degli italiani dipenda dal Cav e dalle sue comparsate alluvionali in tv?
Ma siete davvero convinti che tutto il malessere (o il benessere) degli italiani dipenda da Berlusconi e dalle sue comparsate alluvionali in tv? Siete davvero convinti che l’Italia sia trascinata nel baratro dal declino del suo leader, dato per bollito? Vi siete troppo infognati nella vicenda italiana e non riuscite più a vedere gli scenari più grandi di noi e le ragioni profonde e strutturali del presente. In Spagna crolla il mito di Zapatero e il suo governo, gli Indignados non reagiscono a don Silvio Berluscones e alla sua Derecha (la destra), ma alla Izquierda (la sinistra) e al suo fallimento; in Germania e negli Stati Uniti, in Francia e in Austria, i governi destrorsi e sinistrorsi perdono consensi. La destra estrema avanza quasi ovunque nel nord Europa perché cavalca il malcontento. Ma lo cavalca, non lo inventa: il malcontento è autentico, diffuso e contagioso.
E noi facciamo risalire il malessere italiano a qualche battuta greve o fuori posto, a qualche eccesso di promesse e di tv, a pur deprecabili intemperanze sessuali o barzellette… In realtà, se alziamo un po’ gli occhi, ci rendiamo conto che i veri problemi del nostro Paese sono i problemi del nostro tempo. La percezione della crisi è globale ed epocale, non può essere casereccia o televisiva. Il precariato, il rincaro della benzina, la diffusa sensazione di un impoverimento, la difficile integrazione dei flussi migratori, l’insicurezza sociale, l’incapacità di uscire dalla crisi dei consumi, gli abusi di sesso e di potere (vedi il caso Strauss-Kahn o la tempesta pedofila sulla Chiesa), colpiscono l’Occidente e i suoi santuari religiosi, laici e finanziari. E noi ci crogioliamo nella nostra domestica anomalìa, pensando che tutto dipenda dai prodotti locali e dai vizi del berlusconismo. Accecati dai bagliori del nulla nostrano, abbiamo perso il senso del nostro tempo e dell’Occidente. Non siamo più capaci di pensare scenari più ampi, ci siamo chiusi in questo provincialismo malato, domina un pensiero corto e malcavato che in realtà non pensa ma si lamenta o elude la verità attraverso l’invettiva e il capro espiatorio.
Ma davvero credete che facendo saltare il tappo del berlusconismo avverrà la liberazione d’Italia e la salvezza degli italiani, finirà il degrado morale e civile e riprenderà l’economia, la salute e l’occupazione? Vi indignano le promesse elettorali della Moratti e di Berlusconi, ma sono poca cosa rispetto alle aspettative enormi che state alimentando sul dopo Berlusconi. Per carità, la critica politica va esercitata con implacabile rigore, fino in fondo. Ci sono problemi specifici nel nostro Paese che vanno affrontati e denunciati. E viceversa, è doveroso paragonare le offerte politiche sul campo, scegliere mali minori o mali necessari, rispetto a mali peggiori e minacce venture. Ma è tempo di sollevare lo sguardo, allungare il pensiero e non ridurre il malessere generale alla faccia di Berlusconi in tv. Il mondo non finisce ad Arcore.
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Posted on 05 maggio 2011. Tags: Bin Laden, destra veneta, Fini, Fini Gianfranco, identità nazionale, La Russa, marcello veneziani, Padova, PDL, Popolo della Libertà, raffaele zanon, Veneto, Zanon
Gianfranco Fini si è separato. È alla sua quarta separazione, quasi come Liz Taylor buonanima. Prima chiuse con l’Msi, poi lasciò An, quindi divorziò dal Pdl, ora si separa dal Fli.Gianfranco Fini si è separato. È alla sua quarta separazione, quasi come Liz Taylor buonanima. Prima chiuse con l’Msi, poi lasciò An, quindi divorziò dal Pdl, ora si separa dal Fli.Infatti il suo cognome non figura più sul citofono accanto al suo partito consorte alle amministrative. Fin Laden si è ritirato, non sappiamo se è in allattamento o se ha beneficiato dello scivolo per la pensione anticipata, essendogli universalmente riconosciuta l’invalidità al lavoro. La sinistra non se lo fila più da quando non serve a far cadere Berlusconi e lui non regge il suo partito per la stessa ragione; anche le meteore finiane sono sparite dalla circolazione. Non è più di destra né sinistra, non risulta di centro e nemmeno di periferia. Si è rifugiato in Parlistan, l’isola del Parlamento. Si direbbe apolitico, asettico e forse atermico.È rimasto solo antiberlusconiano viscerale. Per il resto Fini si è ritirato dalla politica, prosegue gli studi da privatista. Si è messo in proprio, con ditta individuale. Ha aperto uno studio di consulenza istituzionale in-Palazzo Montecitorio e lì svolge la sua attività di libero professionista, ma aspira a un posto fisso nello Stato. Sbriga il traffico parlamentare e gli ingorghi di 630 deputati, prende il numero di targa degli indisciplinati, rallenta qualche disegno di legge, evade la posta, forse lavora all’uncinetto e guida le scolaresche in visita a Montecitorio. Presenta libri che non ha letto per restare coerente con i libri che non ha scritto. Il fine settimana fa corsi di abbronzatura intensiva ed escursioni subacquee; ma non sa che pesci pigliare.In tv potrebbe dire qualcosa solo sulle previsioni meteo. Non ha una proposta o un’esperienza da far valere, non ha un messaggio da comunicare, al massimo che c’è da spostare una macchina. Se gli nomini il fascismo va in bestia, se gli nomini Berlusconi va in trance satanica. Ma detesta di nascosto pure Casini e ne è ricambiato. Lui non sopporta nemmeno i suoi seguaci e vorrebbe sbarazzarsi di loro, dopo averli portati allo sbaraglio. Perciò cova un desiderio: che Bocchino lo espella dal suo partito. E lo supplica ogni giorno: che fai, mi cacci?
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