Posted on 31 maggio 2011. Tags: Berlusconi, destra, destra veneta, Fini, gheddafi, Giorgetti, Giorgia Meloni, giovane italia, identità nazionale, italia, La Russa, Padova, patrioti, PDL, Popolo della Libertà, raffaele zanon, Sicurezza, Tremonti, Unità d'Italia, Veneto, Zanon
La botta era nell’aria. Si tratta di elezioni comunali, campione limitato, d’accordo. Ma minimizzare è sbagliato. E dannoso, soprattutto per il centrodestra. La causa, si diceva qualche Lettera politica fa, è la crisi economica di cui non si vede la fine. Anche le esternazioni di Berlusconi, i processi, la polemica con la magistratura, il bunga-bunga, Fini, lo stillicidio di critiche della stampa internazionale, l’inimicizia dei poteri forti, la vicenda Gheddafi hanno pesato. Ma il vero motivo della botta è la crisi. Se la gente avesse potuto guardare al futuro con un po’ di serenità tutto sarebbe filato liscio. E invece oggi è incazzata. E così, giusto o sbagliato che sia, ha dato un segnale. Anzi, il segnale.Il governo, quando ci è arrivata tra capo e collo la tegola di Wall Street, aveva appena cominciato a camminare. Berlusconi e Tremonti non si sono fatti prendere dal panico ed hanno gestito bene l’emergenza. Tanto che l’Italia se l’è cavata ed è riuscita a rimanere a galla. Questo è stato riconosciuto anche da quella stampa estera che non esita ad attaccare Berlusconi. Però, superata brillantemente la prova del pronto soccorso, l’Italia si è fermata. Ed è ancora ferma. Per capirlo non occorre essere economisti. Basta essere madri o padri di famiglia, pensionati, lavoratori, poco importa se dipendenti o autonomi. Per non parlare dei giovani costretti a vivere a casa coi genitori, magari senza trovare un lavoro dopo essersi guadagnati una laurea.La ripresa non si vede. Se prima si diceva che la crisi era mondiale e che i nostri governanti ben poco potevano di fronte all’enormità del disastro, oggi le cose sono cambiate. Altri paesi europei crescono, noi no. Ciò è dovuto ad un fatto strutturale e qui non mi dilungo sennò si dovrebbe aprire una digressione chilometrica per specificarne le voci. E se il paese è fatto così, se c’è un alto tasso di disonestà, se c’è la mafia, se c’è il sud, se ci sono troppi dipendenti pubblici, auto blu, parenti, amici e amici degli amici è chiaro che il governo non c’entra. Però Berlusconi un segnale lo poteva dare. Lo poteva dare abolendo le province, come aveva promesso nel programma elettorale. O poteva abolire la vergogna del finanziamento pubblico dei partiti, solo per fare un altro esempio. Ma non lo ha fatto. E così il segnale glielo ha dato il popolo. Anche quello della libertà. Paolo Danieli
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Posted on 25 febbraio 2011. Tags: Berlusconi, destra veneta, gasparri, gheddafi, Lega, libia, marcello veneziani, Popolo della Libertà, raffaele zanon, terroni, Zanon
Conforta scoprire l’anima terrona della Lega che attacca l’egoismo del Nord Europa, suggerisce di mandare i profughi in Germania e in Finlandia e fa fronte con il nostro Sud agli sbarchi.
È miserabile lo spettacolo di quest’Europa che davanti all’esodo massiccio dal Nord Africa, dice all’Italia: fatti vostri. Un becero egoismo riporta i Paesi europei dentro gli angusti confini del passato, in un nazionalismo micragnoso e vigliacco. Ma quest’Europa Unita esiste o è solo roba di banche, misure e direttive? È pensabile che un fenomeno biblico e globale come la migrazione sia scaricata sulle spalle di un onesto brigadiere di frontiera che deve proteggere l’Europa e l’Occidente? Vi pare normale che le Nazioni Unite ci chiedano di evitare i respingimenti ma il resto d’Europa si chiuda a riccio e ci suggerisca di cacciarli? Ho trovato squallida anche la sciacalleria rusticana dell’opposizione nostrana che ha subito imbandito comizi e piazzate non per far sentire la voce di un Paese che reagisce unito davanti alla minaccia e all’eurosquagliamento, ma per scaricare su Berlusconi anche le colpe di Gheddafi.
E si deliziano a immaginare un discorso finale dal bunker di Arcore… dopo Ben Alì, Mubarak e Gheddafi, ora Silvio viene… Eppure il primo a sdoganare Gheddafi in Occidente, lo dice lui stesso, fu Prodi. E prima di lui la sinistra tifava per la rivoluzione del Colonnello, sparava contro il nostro colonialismo fascista (ma l’impresa libica la fece giusto cent’anni fa Giolitti, mica Mussolini) e considerava fascisti e sfruttatori gli italiani cacciati e derubati da Gheddafi che aspettano ancora i risarcimenti (chiedetelo a Leone Massa, presidente dei profughi italiani dalla Libia). Tra i tiranni di fuori e i vigliacchi di dentro, conforta scoprire l’anima terrona della Lega che attacca l’egoismo del Nord Europa, suggerisce di mandare i profughi in Germania e in Finlandia e fa fronte con il nostro Sud agli sbarchi.
È bello vedere Bossi e i leghisti stracciare la logica barbara, adottata fino a ieri, secondo cui i guai del Sud se li ciuccia il Sud. Nella vita, prima o poi, ci si scopre meridionali di qualcuno; perfino gli altoatesini sono sudtirolesi, cioè terroni dell’Austria. Fa piacere sapere che dentro la scorza padana pulsa un cuore italomediterraneo, con vista sul mare. Viva i Maroni alle cozze.
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Posted on 23 febbraio 2011. Tags: Berlusconi, destra veneta, gasparri, gheddafi, immigrazione, italia, La Russa, libia, Padova, PDL, Popolo della Libertà, popolo libico, raffaele zanon, Sicurezza, università padova, Veneto, Zanon
La situazione in tutto il Nord Africa, e in questi giorni in Libia, è sull’orlo della guerra civile. Il PdL padovano esprime solidarietà al popolo libico e chiede al Governo di quel Paese di fermare le violenze sui civili. Chiediamo con forza, quanto ha già chiesto il Presidente Berlusconi, a tutta la Comunità internazionale di “compiere ogni sforzo per impedire che la crisi libica degeneri in guerra civile con conseguenze difficilmente prevedibili”.
Ogni sforzo va fatto ad ogni livello perché si arrivi ad una soluzione pacifica e alla stabilizzazione dell’area che, tra l’altro, è così vicina all’Italia. Per questo il PdL padovano ha invitato tutti i sindaci della provincia a promuovere un’iniziativa comune perché sia forte l’espressione di solidarietà al popolo libico e altrettanto forte la pressione per un intervento pacificatore dell’Unione Europea e delle Comunità internazionali.
Siamo convinti che il popolo libico sia desideroso di una riconciliazione nazionale e questo processo l’Italia deve sostenerlo anche in nome del Trattato di amicizia che ci lega. Le libertà di espressione, di associarsi e riunirsi sono diritti fondamentali e vanno tutelati e rispettati.
Al Governo libico, proprio in nome della tradizionale amicizia, il PdL padovano chiede di fermare le violenze e di rispettare le legittime aspirazioni della popolazione.
Egitto, Marocco e Tunisia si avvicinano sempre più all’Europa e quindi soprattutto all’Italia. Anche la Libia, siamo certi, può partecipare a questo processo di democratizzazione e noi italiani, come abbiamo sempre fatto, dobbiamo continuare a stare vicini al popolo libico e a tutti i popoli nordafricani.
Coordinatori provinciali: Lorena Milanato, Raffaele Zanon
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