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Rissa in stazione a Padova: Raffaele Zanon dal ministro La Russa


“Ho incontrato il ministro della Difesa Ignazio La Russa ed ho ricevuto l’assicurazione che già lunedì iniziera’ a valutare le richieste numeriche per l’invio di militari dell’esercito di rinforzo all’operazione strade sicureper riportare a Padova una situazione accettabile in zona stazione. Ma sindaco prefetto e questore smettano di sottovalutare il grido d’allarme di cittadini e commercianti”. Ad affermarlo è il dirigente nazionale del Pdl Raffaele Zanon all’uscita da un incontro conil ministro della Difesa Ignazio La Russa.” Con il ministro ci troviamo d’accordo con un punto fondamentale – spiega Zanon – quello per cui all’arrivo di un maggiore numero di militari dell’esercito occorre un impegno di tutte le istituzioni, senza scaricabarile da parte del Comune, per una azione incisiva di tutti, vigili urbani compresi. Il Governo c’è e lo dimostrerà a breve”.

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Stazione di Padova…! terra di nessuno


“Oltre allo sconcerto e ai timori dei cittadini che hanno assistiti impotenti allaguerriglia, ho potuto constatare l’arroganza e la consapevolezza di poter agire indisturbati di molti degli autori delle violenze come se quell’area dellacittà fosse terra di nessuno.” Questo è il commento del Coordinatore Vicario Provinciale del Popolo della Libertà Raffaele Zanon a seguito dell’ennesima rissa scoppiata nei pressi della stazione e che ha richiesto l’intervento delle Forze dell’Ordine per sedare delle bande di extracomunitari impegnatein una lotta senza quartiere per il controllo dello spaccio di droga. “Hopotuto riscontrare personalmente con altri cittadini ciò che è accaduto ieri a Padova nel piazzale della Stazione e mi sono reso conto che Tripoli non è poi così distante.” “Ho inviato una lettera al Prefetto Ennio Mario Sodano invitandolo a non sottovalutare i gravi fatti e a convocare il prima possibileuna riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza, al fine di programmarecon l’amministrazione locale una serie di interventi coordinati per evitare che quella zona della città diventi ostaggio della malavita organizzata che, come dimostrato, agisce sentendosi impunita e creando situazioni di tensione giornaliera”. “E’ evidente a tutti che non basta lo scaricabarile della Giunta comunale e gli interventi delle Forze dell’Ordine – aggiunge l’esponente delPdL – stiamo assistendo ad un peggioramento della situazione che grava pesantemente sui residenti, sui commercianti e su chi frequenta la zona permotivi di lavoro o di studio. Il Popolo della Libertà ritiene che oltre alla presenza degli uomini in divisa si debbano prevedere forme di controllomaggiori rispetto a quanto sta avvenendo ed un impegno più serrato dellamagistratura per assicurare certezza della pena ai malfattori .”

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Padova come Tripoli:la guerra in stazione


“Ho potuto riscontrare personalmente con altri cittadini ciò che è accaduto ieri a Padova nel piazzale della Stazione e mi sono reso conto che Tripoli non è poi così distante.” Questo è il commento del Coordinatore Vicario Provinciale del Popolo della Libertà Raffaele Zanon a seguito dell’ennesima rissa scoppiata nei pressi della stazione e che ha richiesto l’intervento delle Forze dell’Ordine per sedare delle bande di extracomunitari impegnate in una lotta senza quartiere per il controllo dello spaccio di droga. “Oltre allo sconcerto e ai timori dei cittadini che hanno assistiti impotenti alla guerriglia, ho potuto constatare il danneggiamento e l’imbrattamento delle pensiline degli autobus come se quell’area della città fosse terra di nessuno.” “Ho inviato una lettera al Prefetto Ennio Mario Sodano invitandolo a non sottovalutare i gravi fatti e a convocare il prima possibile una riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza, al fine di programmare con l’amministrazione locale una serie di interventi coordinati per evitare che quella zona della città diventi ostaggio della malavita organizzata che, come dimostrato, agisce sentendosi impunita e creando situazioni di tensione giornaliera”. “E’ evidente a tutti che non bastano le rassicurazioni della Giunta comunale e gli interventi delle Forze dell’Ordine – aggiunge l’esponente del PdL – stiamo assistendo ad un peggioramento della situazione che grava pesantemente sui residenti, sui commercianti e su chi frequenta la zona per motivi di lavoro o di studio. Il Popolo della Libertà ritiene che oltre alla presenza degli uomini in divisa si debbano prevedere forme di controllo maggiori rispetto a quanto sta avvenendo.”

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Proviamo a mettere la Patria prima degli egoismi di .Veneziani


Il mondo arabo sta vi­vendo il suo Otto/Novecento, con sus­sulti di tipo risorgimentale e fanatismi ideologici di tipo islamico. Perciò è una polveriera, come lo fu il nostro secolo ter­ribile. Noi italiani, ieri come oggi, siamo nel mezzo, al confine
Signori, stiamo vivendo la terza guer­ra arabo-occidentale. Una ogni dieci anni. Nel ’91 si cominciò con l’attacco all’Irak. Poi, nel 2001, dopo l’11 settem­bre, partì la guerra agli Stati-canaglia. Ora, nel 2011, dopo la rivolta del nord-Africa, siamo in Libia. Sullo sfondo la pol­veriera palestinese con Israele, l’Afgha­nistan e l’Iran. Appena cadde il blocco sovietico, la tensione si spostò da est/ ovest a nord/sud. Il mondo arabo sta vi­vendo il suo Otto/Novecento, con sus­sulti di tipo risorgimentale e fanatismi ideologici di tipo islamico. Perciò è una polveriera, come lo fu il nostro secolo ter­ribile. Noi italiani, ieri come oggi, siamo nel mezzo, al confine.
Ha suscitato dissensi la tesi finale di un mio editoriale: a torto o ragione sto con l’Italia. No, mi hanno scritto vari lettori, io non sto con il mio Paese se ha torto. Alcuni hanno citato giusti esempi per di­mostrare che a volte si deve dissentire. Innanzitutto non ho detto che si devono condividere tutte le decisioni che assu­mono i governi in carica, ma una cosa diversa: il mio Paese viene prima delle mie personali preferenze. Nel caso libi­co, gli interessi del mio Paese non coinci­dono con quelli francesi o dei «volente­rosi ». Invece la posizione assunta dal go­verno italiano in questo caso mi pare che rispecchi questo disagio e cerchi una via d’uscita.Ci sono ragioni geopoli­tiche, flussi migratori, interessi strateg­i­ci ed economici che ci portano a diverge­re dai falchi. Comunque non si tratta di allinearsi in modo cieco e assoluto al pro­prio Paese.
A volte bisogna avere il corag­gio di discordare; lo so bene, sfondate una porta aperta. Ma se il tuo Paese vie­ne coinvolto in un evento più grande di te, non puoi far l’obbiettore di coscienza ma devi capire che se la nave affonda ci sei dentro anche tu, anche se ti dissoci. Insomma è giusto – non sempre, ma in linea di massima, come regola generale – essere solidali con la propria comuni­tà. Anche per compensare l’egoismo no­strano che spesso si ammanta di nobili ragioni di principio per anteporre in real­tà i fatti propri al comune destino. Non fa male, talvolta, pensare più in grande. Con amor patrio.

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