Posted on 03 febbraio 2011. Tags: Berlusconi, destra veneta, gasparri, La Russa, marcello veneziani, Montecarlo, Padova, Popolo della Libertà, raffaele zanon, sinistra, Zanon
di Marcello Veneziani.
Fanno le elezioni in casa loro e riescono a perderle anche senza avversari; oppure le vincono con i brogli e si denunciano a vicenda. Una petizione per ridare al nostro Paese una sinistra…Dunque, un governatore di sinistra è stato sepolto sotto tonnellate di monnezza. Un altro governatore di sinistra è tornato al trans-trans della sua vita privata di inviados speciale. Un altro governatore del centrosinistra ha sbattuto loieri la porta e abbandonato il partito. Fanno le elezioni in casa loro e riescono a perderle anche senza avversari; oppure le vincono con i brogli e si denunciano a vicenda. La base del partito è sbranata tra una corrente filoVendola ed una filoDiPietro, più finiani e grillini. Anche al suo interno, il Pd è in minoranza. Un sindaco di casa loro, il Renzi, vuole rottamare i suoi capi, a cominciare dal capataz. L’economista serio di casa, il Rossi, sbatte la porta e se ne va. E con questo scenario da piangere, il loro leader Bersani, in arte Gargamella, rifiuta di dialogare con il governo dicendo che non è credibile, il tempo è scaduto, se ne deve andare… Ma se non ci fosse Ruby, di che camperebbe questa gente? Se non ci fossero i magistrati, la stampa, un pezzo di potentati, qualche carica istituzionale, gli intellettuali da passeggio, più quei poveri manifestanti con il labbro imbronciato da indignazione permanente, dove sarebbe finito questo Pd? Cos’è il Pd, come definirlo, Partito Defunto, Patata Decomposta, iPad senza vocali? Non lo dico con piacere. Perché è brutto vedere una democrazia senza una credibile alternanza e una seria opposizione. E tutto questo avviene mentre hai l’impressione, vedendo la tv, leggendo i giornali, sentendoli parlare, che in Italia esistano solo le opposizioni e Berlusconi sia ormai sotto assedio, agli sgoccioli, in attesa di ritirarsi con Mubarak e sua nipote putativa (con una sola t) chissàdove. Ma ragazzi, li avete visti chi sono questi che tolgono la patente di credibilità ai loro avversari, che rifiutano la dialettica democratica tra maggioranza e opposizione e trattano il capo di governo come un paranoico che si è barricato a Palazzo, ha preso in ostaggio il Paese e una scolaresca di minori? E gli gridano: arrenditi, sei circondato. Ma da chi? Hanno perso il senso della realtà. Raccogliamo le firme per ridare una sinistra al paese.
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Posted on 29 gennaio 2011. Tags: Berlusconi, destra, destra veneta, Fini, La Russa, marcello veneziani, mazzola e giralucci, Montecarlo, Padova, PDL, Popolo della Libertà, raffaele zanon, tulliani, università padova, Veneto, Zanon
Questa mattina in Riviera Ponti Romani , 56 a Padova , l’Associazione Culturale Destra Veneta ha organizzato un Sit-in di protesta davanti ai locali della ex Federazione Provinciale di Alleanza Nazionale di Padova, di proprietà della fondazione AN,a seguito degli ultimi risvolti sulla vicenda della casa di Montecarlo che sarebbe direttamente riconducibile al signor Giancarlo Tulliani, cognato del presidente della Camera, Gianfranco Fini.
Un folto gruppo di giovani e di dirigenti ha presidiato pacificamente per alcune ore l’entrata della vecchia sede esponendo striscioni e distribuendo volantini per spigare ai cittadini il significato della protesta.
“Fini hai rubato i nostri sogni,chiarezza sui beni ex AN”oppure”Fini dimettiti il principato ti aspetta” si leggeva sugli striscioni esposti dai ragazzi della Giovane Italia.
Presenti al presidio anche Gabriele Zanon, già Presidente Provinciale di AN, Raffaele Zanon, già Dirigente Nazionale di AN ed ora del PDL, Enrico Pavanetto, già Coord. Regionale dei giovani di AN, FilippoAscierto, Già Parlamentare di AN ora PdL, Andrea Benato, Coord. Prov. Dei Giovani del Pdl .
I dirigenti e i giovani militanti hanno spiegato le motivazioni politiche e legali della mobilitazione e chiedendo chiarezza e trasparenza sulla gestione e le sorti del patrimonio frutto dei sacrifici e dei sogni della comunita umana e politica della Destra Italiana.
Raffaele Zanon ,Dirigente Nazionale del Pdl ,a ha spiegato che :”La vicenda della casa di Montecarlo attiene alla ad una questione di etica pubblica tanto invocata dal Presidente della Camera.
Fini deve dimettersi perchè lo ha promesso solennemente agli italiani ma anche perché non è più in grado di garantire la terzietà che il ruolo di presidente della Camera impone”
Per la coerenza che dice di avere, l’unica soluzione sono le dimissioni”.aggiunge Filippo Ascerto ricordando che era stato lo stesso Fini ad annunciare le dimissioni nel caso fosse stato provato che la casa di Montecarlo e’ di proprieta’ del cognato. ”E’ stato lui a dire che si dimetteva, lui a fare outing in videomessaggio agli italiani”
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Posted on 16 novembre 2010. Tags: Berlusconi, Feltri, Fini, Montecarlo, Zanon
Fini ormai è un paradosso vivente. Si alza la mattina e parla di dignità, onestà e senso di responsabilità politica. Dignità? Proprio lui che non ha spiegato come mai la casa di An a Montecarlo sia abitata dal cognato. Onestà? Lui che non ha esitato a raccomandare la suocera in Rai. Responsabilità? Lui che ha fatto sloggiare i propri ministri e chiede con insistenza le dimissioni del premier, ma fa finta di non vedere l’assurdità di essere allo stesso tempo leader di partito e presidente della Camera. Forse un giorno il suo caso verrà studiato come anomalia istituzionale sui testi di scienza della politica. Non servono tanti giri di parole. La questione purtroppo è palese.Il presidente della Camera è stato eletto con una maggioranza che ha rinnegato. Da quando è avvenuto lo strappo non nasconde più, nemmeno pro forma, di essere il capo di un partito. Non ha mai avuto la dignità e l’onestà di dimettersi. Al punto da far nascere una situazione che dovrebbe creare imbarazzo a tutti, ma sulla quale opinionisti e costituzionalisti chiudono gli occhi. Fini firma la mozione di sfiducia contro Berlusconi ma si aspetta di essere riconosciuto come organo super partes. È l’arbitro e l’avversario.È l’attore arrogante che pretende di recitare tutte le parti nella commedia. Non è un caso che il leghista Roberto Castelli fotografi con una manciata di frasi l’inganno del Fini uno e trino. «Napolitano convoca il presidente della Camera e del Senato. Sicuramente Fini andrà con appuntato al petto il distintivo del suo nuovo partito, ma parlerà con grande obiettività della situazione politico istituzionale del Paese, come si addice al suo ruolo super partes».È una miseria istituzionale. Fini farebbe meglio a gettare la maschera. Non è super partes e ci risparmi i moralismi. Con quale faccia si presenterà al Quirinale e poi davanti agli elettori? Si dimetta. È una parola che oltretutto conosce bene. È lui quello che ordina le dimissioni di tutti: di Berlusconi, dei suoi mini-stri, di Feltri e di tutti i giornalisti che non gli stanno simpatici. Cominci lui. È quello che ha più motivi. Quali? Montecarlo, i contratti in Rai della suocera e la sua mancanza di senso istituzionale a Montecitorio.Ma le parole di Castelli finiranno nel vento. L’onorevole Gianfranco Fini è di bronzo. Non si lascia scalfire da nulla. Ha messo sul volto una maschera che non sa arrossire. Non si vergogna di nulla. È come quei puritani pronti a minacciare l’inferno verso gli umili peccatori, ma che non si scandalizza per i suoi peccati. E se qualcuno prova a rammentargli le sue evidenti debolezze parte con una predica alta e nobile. Cose di questo tipo: «Tra le responsabilità della classe dirigente c’è anche quella di aver smarrito quel senso della dignità, della responsabilità e del dovere che dovrebbero essere proprie di chi è chiamato a ricoprire cariche pubbliche ». Appunto. E la sua dignità dove è finita onorevole Fini? E il suo senso di responsabilità e del dovere che fine ha fatto? Davvero lei crede normale accreditarsi come maggior avversario di questo governo e definirsi al di sopra delle parti? Ma le sembra possibile? È la logica dei sepolcri imbiancati. Se non si sente co-sì, abbia il coraggio e l’onestà di dimettersi. Non lo farà. Anzi alzerà la voce per dire che la sfiducia va discussa prima alla Camera e poi al Senato.In questo modo Fini e i suoi alleati sperano di sfruttare il vantaggio della battuta. Peccato che la Costituzione lascia al governo la prerogativa di scegliersi la Camera dove cominciare la partita. E questo fatto sta facendo impazzire gli antiberlusconiani. Sta accadendo di tutto. Qui non ci sono più ragioni politiche. Non c’è un normale confronto tra maggioranza e opposizione. C’è solo la rabbia di chi vuole sfrattare Berlusconi, premier scelto dagli elettori, con qualsiasi mezzo. Tanto che Franceschini, senza più ipocrisie, invita Fini a stoppare Berlusconi su questa storia del «prima il Senato» e a non preoccuparsi di apparire partigiano. Niente manfrine. Questo è uno scontro che non vieta i colpi bassi. È per questo che diventano sempre più fastidiosi gli appelli moralistici del presidente della Camera. Sanno di presa in giro, di furberia con il ditino alzato, di pregiudizio senza orgoglio.
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